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Per i docenti un nucleo di valutazione

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Sig. Direttore,

tanti sono i problemi della scuola italiana. Non la mancanza della carta igienica che, ce lo ricordiamo, non c’è mai stata. Problemi di edilizia, di risorse, di gestione, di insegnanti.

Il preside manager non è una novità renziana. Esiste da almeno una quindicina d’anni. Ma i suoi poteri sono stati sempre esercitati nell’ambito di strutture collegiali, quali il consiglio di classe e il collegio dei docenti.

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Nel consiglio d’istituto, che ha competenze di carattere amministrativo, la presidenza compete ad un genitore e non al preside. Questi “dirige” la scuola, ma non ha potere alcuno di valutare, l’aspetto principale, costitutivo di una scuola: l’attività didattica degli insegnanti. La loro autoreferenzialità è pressoché assoluta. Nessuno, né il preside né altra figura istituzionale ha potere di verificarli e di valutarli.

Per l’Amministrazione scolastica, il migliore insegnate e il peggiore sono uguali. Stesso stipendio, stesso sviluppo di carriera.

Prima del turbine sessantottesco esisteva la qualifica, che bene o male, valutava l’insegnante di ogni ordine di scuola. Poi più niente. Tutti uguali, quando Aristotele, qualche millennio fa, definiva l’ingiustizia il valutare in maniera uguale persone diseguali.

Renzi, quindi, ha ragione nel volere che si valutino i docenti e gli istituti. Sbaglia, invece, nel voler affidare tutta la competenza ad una sola figura, alla quale non si può chiedere, umanamente, un’oggettività attendibile.

Bene, invece, un nucleo di valutazione costituito dal preside, da un ispettore e da docente universitario, meglio se di pedagogia, che seguono con continuità la scuola.