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02.07.2026

Piano Casa è legge, ma l’Anci frena: “I Comuni rischiano di pagare il conto”

Il Piano Casa è legge. Il decreto è stato approvato in via definitiva al Senato il 1° luglio, con 106 voti favorevoli e 62 contrari, cinque giorni prima della scadenza per la conversione. Il provvedimento prevede dieci miliardi in dieci anni per 100mila case popolari o a prezzi calmierati, ma la sua impostazione finanziaria viene messa in discussione dall’Anci.

Le misure del decreto

Tra le novità principali, l’accesso agli immobili a canone calmierato viene esteso anche ai dipendenti pubblici, compreso il personale scolastico, grazie a un emendamento che integra il comma 2 dell’articolo 1 con il riferimento esplicito a personale scolastico, sanitario, delle Forze di polizia, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e delle Forze armate. Al fondo per i fuori sede saranno destinati 8,5 milioni nel 2026. La premier Giorgia Meloni ha commentato: “Dalle parole ai fatti”. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha parlato di 60mila case pubbliche oggi vuote da restituire in pochi mesi a chi è in lista d’attesa.

I dubbi dell’Anci sul finanziamento

A margine della presentazione dei dati sul Pnrr, il sindaco di Torino e vicepresidente Anci, Stefano Lo Russo, ha espresso perplessità, come riporta Ansa: “Anci sta conducendo un’analisi piuttosto approfondita, ma le considerazioni di carattere generale non sono positive sotto due aspetti: il primo è che il finanziamento in realtà è uno storno di risorse già dedicate alla rigenerazione urbana. Quindi in realtà non è un nuovo Piano Casa, ma è di fatto una locazione di risorse che erano già calcolate su piani di rigenerazione urbana messi sulla verticale della casa”.

Il nodo degli oneri di urbanizzazione

Il secondo aspetto critico riguarda le semplificazioni previste dal decreto. “C’è un pacchetto di semplificazioni abbastanza strano, che va approfondito, soprattutto per quello che riguarda gli oneri di urbanizzazione e i procedimenti in deroga”, osserva Lo Russo, spiegando che le minori entrate per i Comuni “non vengono compensate dalla finanza statale”. “Sono ben contento che si incentivi l’edilizia scontando gli oneri di urbanizzazione, che sono però una delle fonti di finanziamento che i Comuni hanno per pagare le spese di investimento”, aggiunge, paragonando la situazione al rinnovo dei contratti del pubblico impiego: “Se tu governo non copri finanziariamente il provvedimento dando maggiori risorse ai Comuni, stai chiedendo ai Comuni di pagare i tuoi provvedimenti. E io temo che il Piano Casa funzioni un pochino allo stesso modo”.

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