L’emergenza abitativa degli studenti universitari è diventata uno dei problemi più discussi degli ultimi anni. I costi degli affitti nelle grandi città universitarie continuano a crescere, mentre i posti disponibili nelle residenze studentesche restano insufficienti.
Il recente Piano Casa interviene con nuove risorse e misure di sostegno, ma forse vale la pena riflettere anche su una soluzione diversa, già adottata con successo in altri Paesi europei.
Nei Paesi Bassi molte università e campus si trovano in città di dimensioni contenute, dove il costo della vita è più sostenibile. In Germania il fenomeno è ancora più evidente: importanti sedi universitarie si trovano in centri come Tübingen, Heidelberg, Marburg, Göttingen o Passau. Non si tratta di metropoli, ma di città che hanno costruito la propria identità anche intorno all’università.
Questa distribuzione territoriale produce diversi vantaggi. Gli studenti trovano alloggi a prezzi più accessibili, le città beneficiano della presenza di giovani e di attività culturali, mentre le grandi aree metropolitane non subiscono una pressione eccessiva sul mercato immobiliare.
In Italia, invece, la concentrazione degli studenti in poche grandi città contribuisce ad aggravare il problema degli affitti. Forse sarebbe opportuno incentivare la crescita di poli universitari in città medie e piccole, valorizzando strutture già esistenti e favorendo una più equilibrata distribuzione degli iscritti sul territorio nazionale.
La questione degli alloggi universitari non riguarda soltanto il numero delle stanze disponibili. Riguarda anche il modo in cui immaginiamo il rapporto tra università, territorio e qualità della vita.
Costruire nuovi studentati è certamente necessario. Ma forse è arrivato il momento di chiederci se non sia utile ripensare anche la geografia dell’università italiana.