Una questione che sta interessando tutta la stampa, specializzata e no, riguarda la “povertà educativa”, una criticità soprattutto Italia che coinvolge oltre 1,3 milioni di minori in povertà assoluta, mentre quasi un giovane su dieci abbandona gli studi, a cui si aggiunge la percentuale più alta in Europa di NEET, pari al 15,2%.
Contrastare la povertà educativa, significa, secondo uno studio promosso da TEHA Group, con il contributo di Fondazione CRT e presentato al Forum TEHA di Cernobbio, alla presenza del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, della ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone e da Maria Chiara Carrozza, già titolare dell’Istruzione nel governo Letta, non solo garantire pari diritti a tutti i ragazzi, ma anche generare maggiore ricchezza, fino a 48 miliardi di Pil aggiuntivo.
In altri termini, è stata certificato che nel 2024 quasi 1 italiano su 4 (23,1%) sia a rischio di povertà ed esclusione sociale, con 1,3 milioni di minori già in condizione di povertà assoluta (+47% negli ultimi dieci anni), collocando così l’Italia agli ultimi posti nell’Ue per quota di giovani laureati.
Ma la ricerca è andata oltre, confermando ancora, se ce ne fosse bisogno, che l’ascensore sociale, quello che ha consentito a tanti giovani di sollevare la loro posizione economica di provenienza, è bloccato, mentre l’ambiente socio-economico e culturale delle famiglie condiziona fortemente i percorsi formativi e lavorativi dei giovani.
E ancora. Sempre più ampio il divario tra Nord e Sud d’Italia, con quattro regioni del Mezzogiorno tra le peggiori cinque dell’intera Ue per rischio di esclusione sociale, mentre la povertà educativa blocca la creazione di circa 3,2 milioni di posti di lavoro, considerato che in Italia mancano 2,2 milioni di lavoratori con titolo di studio secondario superiore o terziario.
Insufficienti, ma anche questo dato è noto, le competenze digitali, a fronte di un mercato del lavoro che richiede personale specializzato.
Sconfiggere la povertà educativa, è stato sottolineato, oltre a generare 48 miliardi di euro di Pil aggiuntivo, in Italia potrebbe ridurre di circa 2 milioni il numero di persone in condizione di povertà ed esclusione sociale.
Tuttavia, il ministro Valditara ha invece rivendicato risultati straordinari: “Martedì mattina mi collegherò con l’Ocse per raccontare i risultati dell’Agenda Sud che ha dato straordinari risultati con un incremento di apprendimento nelle scuole oggetto dell’agenda che è più del doppio delle altre. Abbiamo individuato la strada giusta per combattere la dispersione implicita. Sono risultati oggettivi ed è motivo di grande onore che l’Ocse abbia invitato proprio l’Italia per illustrare questa strategia”.
E ha pure aggiunto: “C’è stato un crollo della dispersione esplicita: gli abbandoni scolastici sono all’8,3%, Germania e altri paesi Ue sono sopra il 10. E siamo in anticipo rispetto al 9% fissato per il 2030”.
Risultato che sarebbe frutto dell’Agenda Sud e del decreto Caivano, “in base al quale le scuole hanno l’obbligo di segnalare l’evasione scolastica: se entro una settimana dall’ammonimento il ragazzo non torna a scuola c’è la denuncia. Se rubi il futuro a tuo figlio per mandarlo a spacciare o farlo lavorare in nero sappi che ‘parte l’azione penale”. Il ministro ha invece confermato il problema del divario Nord-Sud, aggiungendo che “si sta poi creando un altro problema, quello tra centro e periferia con un gap, per esempio, tra le scuole del centro di Torino o Milano con quelle delle periferie”.