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Precari “storici”, la Commissione europea risponde a chi vuole essere assunto

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“Caro precario…”: potrebbe iniziare così la missiva che la Commissione europea sta provvedendo a far pervenire in questi giorni a migliaia di precari della scuola italiana, con almeno tre anni di servizio anche non continuativo, che nei mesi scorsi avevano presentato ricorso per la mancata applicazione in Italia di una direttiva Ue di 14 anni fa che permetterebbe di trasformare i loro rapporti di lavoro, in presenza di posti vacanti, in contratti a tempo indeterminato. La Direzione Generale occupazione, affari sociali e inclusione della Commissione europea, pur ricordando di non poter intervenire direttamente nei singoli casi, sta chiedendo agli interessati di inviare una serie di informazioni aggiuntive per valutare l’eventuale prosecuzione dell’iter in sede europea, utili in riferimento alla procedura di infrazione già in corso o per l’apertura di ulteriori procedimenti a carico dello Stato italiano
Come avevamo rilevato su questa testata giornalistica “il giudice del lavoro di Napoli, il 2 gennaio scorso, ha sottolineato che la legge 106/2011 è in totale contrasto con le norme comunitarie, e in particolare con la direttiva europea 1999/70/CE. Ad onore del vero di sentenze come quella espressa dal giudice del lavoro della città partenopea, ce ne sono tante altre, tanto da non rappresentare più una notizia, ma semplicemente una evidente illegittimità della legge 106. Questa legge ha bloccato sul nascere, e con validità retroattiva, la legittima aspettativa di circa ventimila precari ad entrare in ruolo, ovvero a vedere trasformato il contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato”.
Ora, la risposta della Commissione europea sembra dare impulso alle speranze di almeno 20mila docenti e Ata della scuola. L’Anief, che ha tentato prima di tutti questa strada, non nasconde la sua soddisfazione per l’evolversi delle cose: “la Commissione, nel ricordare con la situazione sia già sotto la lente di ingrandimento di Bruxelles – dopo l’apertura della procedura di infrazione 2010/2124 – dimostra il proprio interesse per le vicende della scuola italiana che, in violazione della Direttiva 1999/70/CE, continua a mantenere in stato di precarietà centinaia di migliaia di docenti e Ata, senza il lavoro dei quali il nostro sistema di istruzione non potrebbe funzionare.”.
L’Anief ha anche predisposto un modello di risposta, corredato di alcuni allegati, da inviare alla Commissione al fine di integrare la denuncia fatta negli scorsi mesi. Si tratta di una serie di osservazioni che il sindacato utilizzerà a supporto delle cause che saranno discusse alla Corte di giustizia europea sulla compatibilità della normativa italiana con il diritto dell’Unione, su cui la Ue ha da tempo presentato osservazioni scritte. Insomma, non è ancora il caso che i supplenti ricorrenti si lascino andare a facili entusiasmi. Ma nemmeno si può negare loro di sperare sul buon esito della vicenda.