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Il prof di filosofia accusato di molestare le studentesse rischia grosso, prima sospeso ora a processo

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Potrebbe finire sotto processo il prof di Storia e Filosofia dello storico liceo Tasso di Roma, accusato di molestare alcune sue studentesse.

Verso il rinvio a giudizio?

Dopo essere stato sospeso dal servizio in maniera cautelare fino alla fine dell’anno, il 12 gennaio gli è stato notificato l’atto di chiusura delle indagini, che prelude la richiesta di rinvio a giudizio: la procedura si è compiuta negli uffici di Procura dove Maurizio Gracceva era stato convocato per l’interrogatorio.

Il docente, assistito dall’avvocato Carmelo Pirrone, è arrivato a piazzale Clodio intorno alle 11 e si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’inchiesta è stata aperta in seguito alle denunce presentate da studentesse del quinto liceo alcuni mesi fa.

In mezzo alla notizia

L’accusa di una studentessa: mi inviava 200 sms al giorno

Alla base c’è l’accusa da parte delle ragazze di aver ricevuto messaggi equivoci da quell’insegnante, tramite il sistema di comunicazione WhatsApp. Una giovane, in particolare, avrebbe parlato di oltre 2.500 ricevuti tra maggio e luglio, praticamente 200 al giorno. Frasi che farebbero riferimento alla sfera sessuale e quindi al di fuori del tradizionale rapporto insegnante-alunno.

A dare il via alla serie di messaggi ci sarebbe stata una banale scusa dello scambio dei libri, ma la conversazione non sarebbe finita lì. Si sarebbe passati alla prospettiva di scrivere un libro insieme e, infine, a sms più espliciti, equivoci e insistenti: frasi con apprezzamenti più o meno diretti e allusivi.

Decisivo l’intervento del preside

Le giovani, sulla base delle dichiarazioni rilasciate pubblicamente, avrebbero chiesto a quel professore di smetterla senza riuscire a ottenere un risultato.

Alla fine hanno raccontato tutto al dirigente scolastico che, d’accordo con direttore dell’Ufficio scolastico del Lazio, ha avvisato le autorità.

Da parte sua, il professore si sentirebbe vittima di un “grande equivoco lessicale”.

Tuttavia, le accuse sembrano andare tutte nella stessa direzione: tutte le studentessa hanno infatti raccontato il suo medesimo comportamento, depositando anche la chat (di WhatsApp) memorizzata nel proprio cellulare. I messaggi non richiedono sforzi interpretativi, sono tutti perfettamente espliciti.

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