Ancora storie di precariato lungo una vita. Una docente, ora in pensione, ha scritto a Fanpage in merito alla sua carriera tortuosa, fatta di supplenze, classi diverse, viaggi della speranza e finalmente la pensione, anche se da fame.
Ecco il testo della lettera: “Nel 1989 ho fatto la mia prima supplenza, dopo un po’ di anni – nel 1997 – ho iniziato a lavorare regolarmente, ma come precaria. Ho superato i concorsi riservati e dal 2000 sono stata finalmente inserita nelle Graduatorie ad esaurimento. E lì sono rimasta per anni lavorando da ottobre/novembre fino a giugno.
Ho fatto centinaia di chilometri giù e su per la provincia di Perugia: raramente mi è capitato di avere una supplenza vicino casa. Ho fatto i salti mortali per gestire la mia maxi famiglia (6 figli) e il lavoro finché, nel 2010, ho avuto la possibilità di iscrivermi a un corso per l’abilitazione al sostegno, a Siena (ovvero a 130 km da casa).
Dopo due anni, una decina di esami più tesina e poco meno di 4.000 euro di sole tasse universitarie, ho ottenuto finalmente la mia preziosa abilitazione. Tuttavia ho dovuto attendere ancora due anni prima di avere il sospirato ruolo.
Ora sono, finalmente, pensionata ma con una pensione da fame e tanta amarezza. Diciassette anni di precariato – vale a dire di incertezza, cambio continuo di sede di lavoro, fatica e km di auto – lasciano il segno. Però sono sopravvissuta!”.
Ieri abbiamo parlato di una docente di 67enne che è diventata di ruolo proprio a quest’età. La donna, maestra della scuola dell’infanzia, ha iniziato nel 1978 a insegnare, facendo qualche supplenza. Poi si è dedicata alla famiglia, per poi ritornare a lavorare nel 2017, passando da scuola a scuola, da classe a classe.
Come tutti i neoassunti l’insegnante dovrà affrontare l’anno di formazione e prova previsto dalla normativa. “L’anno di prova? Credo proprio di averlo fatto per una vita”, ha detto con un misto di ironia e amarezza.
“Ho sempre cercato di fare il mio lavoro con passione – ha raccontato – I bambini ti insegnano ogni giorno qualcosa di nuovo. Sono loro la parte più bella di questo mestiere. I bambini oggi sono molto più vivaci, più curiosi, chiedono tantissime attenzioni. Anche il rapporto con i genitori è diverso rispetto a tanti anni fa. Bisogna ascoltare, parlare con delicatezza, trovare sempre il modo giusto. Io sono una persona calma e questo mi ha aiutato tantissimo”.
“Quando mi hanno comunicato la notizia mi sono emozionata tantissimo – ha concluso – Non pensavo più che sarebbe arrivato questo momento. È una soddisfazione enorme”.
Prendere la cattedra e andare in pensione nello stesso giorno. È una vicenda curiosa, ai limiti del paradossale, quella vissuta da Liborio Princiotta, 68 anni, insegnante di religione originario di Brolo, paese di poco più di cinquemila abitanti in provincia di Messina. Dopo due decenni di attesa il docente – a lungo precario in servizio presso l’istituto tecnico commerciale “Francesco Paolo Merendino” di Capo d’Orlando, sempre nel messinese – ha superato l’esame orale per l’immissione in ruolo. Nelle stesse ore, come detto, è andato in pensione. Un doppio traguardo a dir poco unico, festeggiato per ben tre volte, racconta in questa intervista alla Tecnica della Scuola.
“Ho aspettato questo giorno per 23 anni“, spiega il docente. “Mi ero sempre posto questo obiettivo, ma mi ero quasi rassegnato ad andare in pensione senza essere di ruolo. Poi, nel 2025, è uscito il concorso, e ho deciso di partecipare”. A quel punto Princiotta aveva già 67 anni, ma chiede un prolungamento dalla dirigente scolastico Maria Riccirdello e alla vice Mariangela Sapienza, “che mi è stato concesso, anche perché a scuola mi occupavo di molte cose, compresi i progetti Erasmus”. Ottenuta la proroga, il prof. si mette sotto per affrontare l’esame. Non senza suscitare qualche curiosità. “Qualcuno dei commissari mi ha chiesto perché partecipassi, visto che stavo per andare in pensione. Ho risposto con il sorriso, ma in maniera decisa, che non volevo negarmi questa soddisfazione. Mi hanno detto che avevo ragione e abbiamo fatto l’esame”.