Home Archivio storico 1998-2013 Università e Ricerca Profumo insiste: serve più connessione tra formazione e lavoro

Profumo insiste: serve più connessione tra formazione e lavoro

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Intensificare i momenti di incontro tra formazione e mondo del lavoro. A dichiararlo è stato il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, a margine di un convegno all’Università Ca’ Foscari di Venezia, tenuto il 12 marzo in occasione della presentazione del XV Rapporto  Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati in Italia.
Dopo aver appreso che i giovani italiani “si nutrono sempre meno di cultura e sono ultimi in Unione europea per numero di laureati con appena il 20,3% di 30-34enni che hanno conseguito un titolo universitario, a fronte del 34,6% della media Ue”, Profumo ha detto che è fondamentale trovare la chiave di accesso per permettere un collegamento permanente e proficuo con aziende, industrie ed in generale il mondo dell’occupazione lavorativa.
In una situazione economica “così difficile per il paese – ha dichiarato Profumo – è necessaria una più stretta connessione tra sistema lavoro e sistema della formazione”.
Come avviene, del resto, già in alcune Regioni. Come in Veneto. Dove, sempre secondo i dati del XV Rapporto Almalaurea, anche grazie all’incremento del numero di stage e di momenti di alternanza scuola-lavoro, a cinque anni dal titolo la stabilità del lavoro raggiunta è del 71 per cento ed il tasso di occupazione dell’88 per cento. Profumo ha quindi lodato le iniziative promosse dagli atenei in chiave lavorativa-occupazionale. Per poi aggiungere: “quanto in atto in Veneto – ha spiegato – è meritorio. I risultati Almalaurea di questa parte dell’Italia dimostrano che la situazione è migliore rispetto ad altre parti del paese”.
Il ministro ha auspicato che il mondo del lavoro possa diventare “sempre più europeo” proprio per questo “le università dovranno essere attrezzate a formare laureati che possano costruire rapporti con i sistemi universitari di altri paesi”.
Per farlo servono tuttavia investimenti. E non tagli legati alle prestazioni. Come se le Università fossero aziende. E gli studenti scambiati per delle macchine da produzione.