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Proroga pensione, nuove indicazioni INPS per i lavoratori

Negli ultimi mesi il tema pensione è tornato al centro del dibattito tra lavoratori e amministrazioni pubbliche. Le norme introdotte dalle ultime leggi di bilancio hanno infatti modificato alcune possibilità legate alla permanenza in servizio, creando nuovi dubbi su diritti, requisiti e procedure.

In questo contesto diventa fondamentale chiarire quali opportunità siano previste per chi ha già maturato o sta per maturare i requisiti per la pensione anticipata ma sceglie di continuare a lavorare. Le indicazioni operative fornite dall’INPS aiutano proprio a comprendere come funzionano le nuove disposizioni e quali vantaggi possono derivare dal rinvio dell’uscita dal lavoro.

Proroga pensione, cosa cambia per chi rimanda l’uscita dal lavoro

Con la circolare n. 42 del 3 aprile 2026 l’INPS ha fornito indicazioni operative sugli adempimenti previdenziali collegati all’incentivo al posticipo del pensionamento, alla luce delle novità introdotte dalla legge di Bilancio 2026.
Le nuove disposizioni riguardano i lavoratori che hanno maturato o matureranno i requisiti per la pensione anticipata ma scelgono di proseguire l’attività lavorativa. In questi casi è possibile usufruire dell’incentivo che consente di rimandare il pensionamento ottenendo un beneficio economico in busta paga.
In particolare, la misura viene estesa anche ai lavoratori che maturano i requisiti per la pensione anticipata entro il 31 dicembre 2026, ampliando così la platea di coloro che possono accedere a questa opportunità.
La circolare dell’INPS chiarisce quindi le modalità di gestione degli adempimenti previdenziali e fornisce le istruzioni operative per l’applicazione dell’incentivo al posticipo del pensionamento.

I benefici per i lavoratori

Per i lavoratori dipendenti iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) che hanno maturato entro il 31 dicembre 2025 il diritto alla pensione anticipata ma decidono di continuare a lavorare, è prevista una specifica facoltà.

Questi lavoratori possono infatti rinunciare all’accredito contributivo della quota di contributi previdenziali a loro carico. In pratica, la quota di contribuzione che normalmente verrebbe versata all’ente previdenziale viene invece corrisposta direttamente al lavoratore.
La somma viene quindi riconosciuta in aggiunta alla retribuzione, mentre rimane invariato l’obbligo contributivo del datore di lavoro per la parte di sua competenza.
Un ulteriore elemento di vantaggio riguarda il trattamento fiscale: le somme erogate al lavoratore non sono soggette a imposizione fiscale, aumentando così il beneficio economico derivante dalla scelta di rimandare il pensionamento.

Chi può fare domanda

L’incentivo al posticipo del pensionamento può essere richiesto dai lavoratori dipendenti iscritti all’AGO o alle forme sostitutive ed esclusive della stessa che si trovano in una delle condizioni previste dalla normativa.
In particolare, possono accedere alla misura coloro che entro il 31 dicembre 2025 hanno maturato i requisiti minimi per l’accesso alla pensione anticipata flessibile, cioè 62 anni di età e 41 anni di contributi.
La possibilità è estesa anche ai lavoratori che entro il 31 dicembre 2026 maturano i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, pari a 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini.
In entrambe le situazioni la misura si applica a chi, pur avendo raggiunto i requisiti pensionistici, sceglie di continuare a svolgere l’attività lavorativa dipendente.

Come presentare la domanda

Per ottenere l’incentivo al posticipo del pensionamento il lavoratore interessato deve comunicare la propria scelta all’INPS, che provvede a verificare il possesso dei requisiti previsti dalla normativa.
Una volta ricevuta la richiesta, l’Istituto controlla che il lavoratore abbia effettivamente maturato i requisiti minimi per l’accesso alla pensione anticipata o alla pensione anticipata flessibile.

Conclusa la verifica, l’INPS comunica l’esito della domanda entro 30 giorni, informando sia il lavoratore sia il datore di lavoro. Solo dopo questa comunicazione il datore di lavoro può procedere con gli adempimenti previsti, tra cui la sospensione del versamento della quota contributiva a carico del lavoratore.

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