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Crepet: “La scuola è morta, i genitori sono dei rimbecilliti, non sanno dire di no”

Paolo Crepet, psichiatra, sociologo e scrittore, in un’intervista al Tirreno, affronta temi che riguardano da vicino scuola, tecnologia ed educazione.

La scuola che non cambia: “È paurosamente conservatrice”

Di fronte ai divieti introdotti in diversi Paesi sull’accesso ai social per i minorenni, Crepet sostiene che le restrizioni da sole non bastino: occorre offrire alternative concrete. “Bisogna sostituire ciò che è pericoloso con altro, proporre ai ragazzi come impiegare quell’enorme quantità di tempo che sprecano sui social in modo utile per la loro crescita”, dice. Le sue proposte sono precise: inserire la danza nelle scuole due volte a settimana, valorizzare il mimo, spingere i ragazzi a leggere ad alta voce o a raccontare storie davanti ai compagni. “Altrimenti diventano matti!”, avverte. Il punto di fondo, per Crepet, è che l’istituzione scolastica non ha saputo stare al passo con i cambiamenti della società: “La scuola è morta. È cambiato tutto il mondo e la scuola è sempre quella, è paurosamente conservatrice”. Un’accusa pesante, che tuttavia lo stesso Crepet accompagna con la consapevolezza delle resistenze che qualsiasi riforma incontra: “Questo implica una certa fatica, diventa necessario rassicurare dirigenti, genitori”.

Sui genitori: “Sono dei rimbecilliti, non sanno dire di no”

Il tema della violenza tra adolescenti è l’altro grande nodo dell’intervista. Crepet racconta un episodio: due giornalisti che di notte si recano in piazza Santa Croce a Firenze trovano tredicenni ubriachi e armati di coltelli. Ma la scena che colpisce di più lo psichiatra è un’altra: poco distante, una fila di automobili con i genitori che aspettano pazientemente per riaccompagnare i figli a casa. “Una situazione al limite della schizofrenia”, commenta. Le responsabilità, secondo Crepet, ricadono in larga parte sugli adulti: “Sono dei rimbecilliti, non sanno dire di no. Finire in coma etilico a tredici anni è un insulto all’intelligenza”. E lancia due domande ideali ai genitori: “Pensi che questo sia un buon inizio di vita per tuo figlio, o ti stai solo adeguando a quello che fanno tutti? E poi: pensi che siano più felici?”. Un fenomeno che, precisa Crepet, non è geograficamente circoscritto: “Sono diffusi in tutto il mondo”.

Tecnologia e apprendimento: «Dietro tutto questo ci sono i miliardi»

Secondo Crepet, il problema non è soltanto il tempo trascorso davanti agli schermi, ma ciò che la tecnologia sta sottraendo ai ragazzi in termini di sviluppo cognitivo. “Non è che cambia tutto perché togli dalle scuole medie il telefonino o l’iPad, ma in questo modo permetti un altro tipo di apprendimento”, afferma. “Il modo di imparare, il cervello non sono diversi da quando la Montessori ha fatto le sue proposte educative. Il cervello del bambino si esprime con il disegno, o con la scrittura in corsivo, della cui importanza ho parlato milioni di volte. Eppure tutto questo è stato praticamente cancellato dalla tecnologia”. A sostegno della sua tesi, cita dati preoccupanti: una ricerca recente condotta in Norvegia avrebbe dimostrato l’incapacità di molti giovani di leggere persino i sottotitoli di un film. Crepet non risparmia critiche al sistema economico che alimenta questo fenomeno: “Dietro tutto questo ci sono i miliardi. Non delle buone idee, quanto piuttosto il business di gente assetata di miliardi, incredibilmente aggressivi nel loro voler perseguire questo obiettivo e a cui nessuno contesta, salvo rari casi, quanti effetti collaterali questo tipo di modalità comportino”.

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