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Protesta maturità, gli studenti hanno ragione! Il nostro sistema scolastico è davvero obsoleto

Sono un docente di Scuola Media Superiore in pensione da un anno e con un curriculum molto interessante. Ho ricoperto tutti i ruoli compreso quello di Responsabile del Sistema di Qualità. Vorrei esprimere il mio pensiero sul rifiuto di sostenere l’esame di stato.

Innanzitutto, si tratta di pochi casi. Li valuto positivamente. Qualcosa si muove nel sistema scolastico, anche se poco significativo. I ragazzi non hanno rifiutato il merito perché sono stati abbondantemente valutati in una decina di discipline e anche nella condotta almeno 90 volte per 5 anni, cioè non meno di 450 volte e, da più di 15 docenti diversi.

E’ un dovere del Docente valutare e un diritto dello studente essere valutato, per legge. Valutare vuol dire “attribuire valore”, non “togliere valore”. Se non si trova il valore cercato nello studente, che si fa? Ecco, questa domanda è tabù. I docenti non amano farsela e non amano rispondere diversamente da ciò che prescrive la norma. Fanno registrare l’insufficienza a fine quadrimestre perché si inviti ufficialmente l’allievo a recuperare. Il quando viene deciso successivamente, ma con le stesse modalità di valutazione che hanno portato all’insufficienza. Una modalità diversa che valorizzi la persona è da escludere per un principio di uguaglianza che, però, contraddice la realtà delle intelligenze diverse tanto proclamate ma assolutamente non riconosciute nella valutazione del merito.

Chiedo: quanti libri legge un docente ogni anno? Che libri legge, anche in relazione alla disciplina impartita? Sono sicuro che se si facessero dei sondaggi, emergerebbero dati interessanti che potrebbero spiegare in parte il disastro del sistema scolastico e, di conseguenza, il comportamento di chi ha contestato il sistema di valutazione con l’astensione dalla prova orale.

Il sistema scolastico comunica; comunica che è obsoleto. Intendo dire che ciò che ogni Istituto fa, generalmente, comunica il proprio stato di salute, ovvero comunica disvalori nelle sue manifestazioni concrete, mentre è teso teoricamente a educare ai valori. Chiunque nel sistema si pone le domande: A chi credere? Cosa credere? E’ inevitabile non credere! Nel sistema non credono i Dirigenti, non credono i docenti, non credono gli amministrativi, non credono i genitori e non credono gli studenti. La partecipazione alla gestione degli Istituti è una farsa, non esiste una cultura amministrativa basata sui valori di efficienza efficacia e trasparenza, neppure tra i docenti di economia e diritto. Che possono produrre, oggettivamente!? Si fanno molti interventi moralizzatori, si inventa una nuova disciplina, come Educazione Civica, e si dà più peso al Comportamento, sempre inteso come grado di servilismo, accondiscendenza e assenza di un dialogo che possa mettere in difficoltà il docente. Il risultato è opposto a quello desiderato, perché i servizi didattici, educativi, formativi e amministrativi forniti agli studenti sono vuoti, non contengono valori e virtù. Contengono indifferenza, freddezza, interessi economici personali, arroganza, manie di protagonismo. Molti servizi cadono dall’alto, non sono richiesti dagli studenti. Quelli che vengono richiesti sono sempre rifiutati perché l’amministrazione non sa come predisporli e poi ci sono sempre i problemi di sicurezza, inventati, enfatizzati. Fuori dai binari è una partita persa per gli studenti!

I servizi erogati servono a distribuire denaro ai docenti e al personale ausiliario. Gli studenti sono obbligati a partecipare alle iniziative dei singoli docenti per classe, non per interessi culturali che sono personali e mai dell’intera classe. L’amministrazione non vuole distinguere, omologa le sensibilità, le intelligenze e gli interessi culturali. Poi fa le prediche sulla personalizzazione dell’istruzione e formazione. Tutti sono diversi, ma per ragioni subculturali di sistema, tutti devono stare nello stesso vagone blindato.

In alcune scuole è perfino vietato uscire dalla classe durante l’intervallo, è negato un punto di ristoro interno, è negata la possibilità di consumare un pasto in classe in attesa di partecipare ad iniziative pomeridiane. Come valutare questa subcultura gestionale del sistema educativo? E si potrebbe continuare sulle mancanze e assurdità amministrative. Il Rendiconto Finanziario delle scuole comunica molto spesso un sistema scolastico che arranca nella quotidianità, lontano dall’esprimere efficienza ed efficacia di ciò che viene finanziato, ma soprattutto non esprime adeguata trasparenza amministrativa. Il bilancio sociale che ogni famiglia vorrebbe esaminare è un tabù culturale. Le famiglie possono visionare il PTOF, quasi 100 pagine, che non esprime la programmazione triennale, spesso non è neppure aggiornato, non contiene i dati che interessano alle famiglie ed è scritto in modo da scoraggiare la lettura. Non viene letto neppure dai docenti, solo da chi lo aggiorna  prendendo un compenso.  E’ una pubblicità spesso ingannevole istituzionalizzata! Al massimo dichiara ciò che l’Istituto ha fatto, ma senza risultati e mai dichiara ciò che farà con i risultati attesi perché vengano validati da persone competenti.

Con la scusa della legge sulla Privacy si nasconde la distribuzione delle risorse ai singoli. I risultati delle attività finanziate sono soggetti anche questi alla legge della Privacy. Si nascondono i favoritismi, i  ruscelli personali su cui vengono incanalate le risorse delle scuole. Non c’è adeguata valorizzazione degli studenti e neppure dei docenti. Non sanno come  valorizzare i docenti e le Direzioni rinunciano. Infatti, hanno abolito la legge sul merito dei docenti. Non c’è formazione sulla Qualità per i docenti, i quali, dal canto loro, rifiutano ogni sistema che possa dialogare con loro al fine di suggerire, non obbligare, come migliorare la loro prestazione. Come fa il sistema a cambiare? Nessuno vuole cambiare. Sta bene anche alla stragrande maggioranza degli studenti e famiglie. Ognuno ha il suo tornaconto, si arrangia come può! Come fa un singolo docente a interessarsi dei suoi allievi per poter loro attribuire valore in questo sistema ostile? Difficilmente, può! Deve combattere anche contro gli altri docenti che lo ostacoleranno e criticheranno, perché vedono in lui il pericolo di un cambiamento che potrebbe coinvolgerli in futuro. E che può fare lo studente che desidera incontrare un docente che si impegni a valorizzarlo diversamente? Quei pochi studenti che hanno contestato il sistema rinunciando all’esame orale, hanno fatto ciò che hanno potuto, rimettendoci. C’è qualcuno nel sistema scolastico disposto a rimetterci per esercitare un profondo dissenso e un altrettanto profondo desiderio di cambiamento?

Chiunque può dissentire dalle mie opinioni riferendosi al proprio Istituto, ma faccio rilevare che l’autoreferenzialità è un’opinione che sta sullo stesso piano della mia e che sarebbe opportuno che un soggetto esterno, non in conflitto di interessi e competente, emettesse un giudizio. Sarebbe un bel passo avanti sulla strada delle virtù.

Piero Alacchi

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