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30.06.2026
Aggiornato alle 15:53

Raffaele Iosa, un ispettore diventato maestro per essersi “innamorato” di Don Milani, se ne va con il pensiero che la battaglia dell’inclusione è stata persa

Parlare di Raffaele Iosa poche ore dopo la sua scomparsa è difficile, quasi impossibile.
Per chi, come me, lo ha conosciuto e ci ha collaborato attivamente per anni è davvero complicato, soprattutto dal punto di vista emotivo.
Il rischio maggiore è quello di parlarne tanto ma dimenticando inevitabilmente dei pezzi importanti.
Raffaele Iosa, nato in provincia di Padova nel 1952, ha attraversato mezzo secolo di storia della scuola italiana, dal 1970 quando, appena diciottenne, si diploma da maestro iniziando quasi subito a insegnare a Venezia.
Nel 1975 si laurea in psicologia e 5 anni dopo diventa direttore didattico.

Ispettore tecnico dal 1987

Nel 1987 vince il concorso da ispettore tecnico e da quel momento inizia ad occuparsi dei problemi più complessi della scuola, senza mai dimenticare che lui nella scuola ci era voluto entrare dopo aver letto Lettera ad una professoressa che per lui era stato un vero e proprio “innamoramento”.

Negli anni ’90 si occupa della riforma della scuola elementare della nascente autonomia scolastica (per la verità molte delle novità del  DPR 275 sulla autonomia si devono ascrivere, anche testualmente, proprio a lui).

Il suo impegno sull’inclusione

Ma il meglio di sé, sotto l’aspetto professionale, lo dà senza dubbio dalla seconda metà degli anni ’90 in avanti quando, su incarico del Ministero, si occupa dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap.

E con lui di disabilità abbiamo parlato spesso nel corso di interviste e chiacchierate informali.
Negli ultimi anni era diventato molto critico su come sta procedendo l’inclusione e spesso diceva che “la battaglia per l’inclusione ormai l’abbiamo persa”, riferendosi ai mille problemi che tutti ben conosciamo.
Ma non aveva perso la voglia e l’entusiasmo di tentare nuove strade.
Nel 2024, insieme con altri esperti come Dario Ianes, Evelina Chioccca, Massimo Nutini, Paolo Fasce e altri, dà vita ad un gruppo di ricerca e lavoro sul tema della “cattedra inclusiva”: l’idea è anche quella di combattere una delle derive peggiori dei processi di inclusione, la delega all’insegnante di sostegno che rischia spesso di diventare l’insegnante dell’alunno disabile anziché un esperto a cui rivolgersi per affrontare temi specifici.
Il gruppo ha presentato anche un disegno di legge che prevede che i docenti che insegnano in classi con alunni con disabilità devono essere tutti specializzati.

Ma non si può parlare di Raffaele Iosa senza ricordare, oltre alle sue indubbie capacità e competenze scientifiche in campo pedagogico e psicologico, le sue qualità umane e le sue quasi innate doti di empatia che ne facevano un uomo di scuola per certi aspetti “d’altri tempi” ma di idee modernissime.
La nostra testata partecipa con grande affetto al dolore della famiglia per la perdita di Raffaele.

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