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Rampelli (Fratelli d’Italia-An): il concorso per docenti è sbagliato, tanti prof andranno per strada

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Negli ultimi mesi la gestione politica della scuola è diventata oggetto di forti critiche da parte dell’opposizione. Critiche che negli ultimi giorni sono decisamente lievitate.

La contestazione punta il dito su alcuni provvedimenti chiave adottati dal Governo Renzi: come la Legge 107/2015 – con tutte le novità che comporta sul fronte del merito, dell’organizzazione scolastica e della gestione del personale – e la riforma delle classi concorsuali. Ora, con l’uscita del concorso a cattedre, le contestazioni si sono moltiplicate.

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Tra i politici che più osteggiano le scelte governative sull’istruzione pubblica, c’è il romano Fabio Rampelli: architetto, ex nuotatore italiano di alto livello, oggi deputato e capogruppo di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale alla Camera. 

La Tecnica della Scuola lo ha incontrato e intervistato, per comprendere da vicino i motivi del dissenso.

 

Rampelli, cosa pensa del concorso con cui il Miur porterà in cattedra 63.712 nuovi docenti?

Il concorso è un errore, perché non è per soli titoli: migliaia di supplenti non abilitati, da anni ‘servitori’ della scuola pubblica, andranno per strada. Noi avevamo proposto un piano assunzionale a esaurimento, che spalmasse le stabilizzazioni nel tempo, coordinandosi con i pensionamenti.

 

Però Governo e Miur hanno più volte detto che i concorsi per legge sono riservati agli abilitati?

Penso che se lo Stato, che non ha voluto o saputo fare concorsi regolari negli anni per garantire un reclutamento canonico degli insegnanti, ha utilizzato, anche per 15 anni, gli insegnanti precari. Li ha costretti a pagare 3mila euro, per svolgere corsi universitari pubblici per abilitarsi: li ha sottoposti a esami valutati da docenti universitari e funzionari del Miur. Ora ha l’obbligo morale di trovare una soluzione per loro. Come era stata trovata nei concorsi precedenti al 2012.

 

Ma lo Stato non può stabilizzare tutti coloro che fanno supplenze?

Non è questo il punto: se questi docenti non andavano bene doveva dirlo prima, altrimenti significa che ha solo sfruttato delle persone per poi liberarsene. E questo è inaccettabile.

 

Di recente, con un’interrogazione al ministro Giannini, lei ha denunciato “le pesanti falle del Cineca” che rischiano di minare l’imminente concorso per docenti: perché non vi convince questo organismo?

Si tratta di un “carrozzone” che gestisce senza trasparenza attività spesso strategiche del Miur e che sfugge a ogni meccanismo di controllo. Anzi, se qualcuno pensa di mettere il naso su alcune attività, perché le funzioni che gli sono state assegnate questo prevedono, viene sostituito e punito. Come è accaduto di recente. Il Cineca deve accettare la concorrenza di enti terzi, stare sul mercato e vedere semmai assegnate delle commesse dopo aver partecipato a gare pubbliche. 

 

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Sempre a proposito di precari, voi credete che fra tre anni, come sostengono il premier Renzi e il ministro Giannini, la supplentite sarà vinta?

Se il buon giorno si vede dal mattino la risposta è categoricamente no. Quest’anno Renzi aveva già annunciato la fine della ‘supplentite’, legandola all’assunzione degli insegnanti in GaE. Invece ci sono state chiamate dai dirigenti scolastici in quantità industriale: un fenomeno imbarazzante…

 

Sulla Legge 107/15, Fratelli d’Italia – Alleanza nazionale è molto critica: cos’è che non vi convince?

Nessuno aveva bisogno dell’ennesima riforma. La scuola chiedeva da decenni investimenti per l’edilizia scolastica, la messa in sicurezza degli edifici, l’abbattimento delle barriere, il decoro, le palestre, i laboratori, ma anche carta igienica, pulizia, banchi e sedie. E poi avevamo bisogno di stabilizzare gli insegnanti precari con un piano assunzionale ad esaurimento, per dare loro certezze e migliorare la qualità dell’offerta formativa per studenti e famiglie. Purtroppo, ogni premier non riesca a resistere alla tentazione di apporre la sua firma in calce a una presunta riforma della scuola.

 

Il vostro partito ha sostenuto le proteste anti-riforma, culminate nello sciopero-record d’inizio maggio: la Buona Scuola, però, è stata approvata senza grosse variazioni. La maggioranza parlamentare potrebbe pagare caro questo atteggiamento?

Mi auguro di sì, perché chiunque attivi comportamenti arroganti nei confronti di qualsiasi categoria è giusto che paghi dazio. Il modo con cui il provvedimento è stato portato avanti non ha previsto partecipazione, se non nella parte finale. E non ha visto recepita alcuna delle proposte sostanziali avanzate dal mondo della scuola: insegnanti, personale non docente, famiglie o studenti. 

 

Uno dei punti più discussi della riforma è il merito, con gli incentivi d’ora in poi destinati dai presidi ad un 20-30% di personale attraverso i criteri del comitato di valutazione. Si poteva fare meglio?

Intanto penso che sia illegittimo prevedere incentivi, oltretutto discrezionali, in assenza del rinnovo del contratto. Prima si rinnova il contratto e poi, se ci sono risorse, si lavora sugli incentivi. Altrimenti si rischia di attivare un gigantesco meccanismo clientelare che, soprattutto al Sud, può avere derive pericolose. E comunque gli incentivi devono essere legati a parametri oggettivi e codificati.

 

Qual è il modello di scuola che vorrebbe Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale?

Intanto vorremmo una scuola ‘italiana’, che sappia valorizzare quel che di straordinario rappresenta la nostra nazione nella storia dell’umanità. Non ci devono interessare modelli aziendalisti, tecnocratici o nozionistici di derivazione anglosassone perché la nostra identità è un un unicum: un valore aggiunto e non è clonabile. Noi siamo il luogo da dove promana la civiltà occidentale, siamo la terra della qualità, della creatività, del genio, delle eccellenze, dei talenti, del diritto, del sapere. Design, moda, alta tecnologia, agroalimentare, manifatturiero, beni culturali e naturalistici…

 

Ma quali “tasti” bisognerà toccare per recuperare il terreno perduto rispetto alla gran parte dei paesi avanzati?

La scuola deve essere una grande comunità che fa da incubatore del futuro, capace di formare uomini e donne migliori. Un compito bellissimo e delicato che deve prevedere responsabilizzazione e valorizzazione di chi la anima quotidianamente. Abbiamo bisogno di una scuola meritocratica, che si leghi anche al mondo del lavoro. Senza però farsene dettare i programmi.

 

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