A pochi giorni dal referendum per la Giustizia, in programma il 22 e 23 marzo, il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, torna a inviare avvertimenti alle scuole perché mantengano la par condicio sull’argomento: lunedì 16 marzo, parlando a margine della visita all’istituto superiore G. Galilei-R. Luxemburg di Milano, Valditara ha tenuto a dire che “se con i soldi pubblici in una struttura pubblica”, quale è la scuola, “si fa propaganda in un senso o nell’altro, questo non va bene. Nelle scuole è opportuno discutere di questi temi, ma nel pluralismo e con spirito critico. Chi non lo capisce è fuori dalla democrazia e rivela una mentalità totalitaria, che non è in linea con la nostra Costituzione”.
Ai cronisti delle agenzie di stampa, che gli chiedevano informazioni sulle verifiche introdotte negli ultimi giorni dal dicastero di Viale Trastevere per mantenere sempre il rispetto di entrambe le posizioni sul referendum sulla giustizia, Valditara ha precisato di non avere “chiesto maggiori controlli”: ha invece chiesto di intervenire con “opportune verifiche laddove ci fossero segnalazioni di una propaganda a favore di uno o l’altro quesito referendario”.
A questo proposito, il responsabile del Mim ha aggiunto che all’amministrazione centrale sono giunte “diverse segnalazioni”, specificando che “quindi, laddove ve ne siano di comprovate, occorre verificare come si sono svolti i fatti“.
Valditara ha spiegato anche che la sede della presa di posizione non può essere l’istituzione scolastica. Mentre fuori scuola, ognuno sarebbe libero di esprimersi come crede meglio: la differenza “non è la dichiarazione che fa sui social il ministro, come dice qualcuno che evidentemente non conosce la democrazia e cerca di confondere le cose”.
Il responsabile del dicastero bianco ha quindi ribadito che “un docente, un ministro, un magistrato è liberissimo di esprimere sui suoi social una dichiarazione di voto“.
Nei giorni scorsi, il ministro Valditara aveva detto che “se dovesse vincere il no vincerebbe il massimalismo, l’estremismo, la contumelia, l’insulto, la delegittimazione della persona”.
In precedenza, sempre lo stesso ministro dell’Istruzione aveva inviato un messaggio a dirigenti scolastici, e indirettamente ai docenti, perché non cadano nell’errore di illustrare agli studenti un parere di parte sul prossimo referendum sulla Giustizia: “chiunque dovesse alterare la par condicio lo fa a suo rischio e pericolo e può incorrerein sanzioni disciplinari”, aveva chiosato Valditara.
A pensarla come Valditara è sicuramente Enrico Costa, deputato di Forza Italia e vicepresidente della commissione Giustizia, il quale si è lamentato pubblicamente per la decisione della Flc-Cgil di organizzare nelle prossime ore delle assemblee regionali dal titolo Referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026: le ragioni del “NO”, alla presenza anche di magistrati o ex giudici.
Secondo Costa, che in passato si è speso con inchieste parlamentari sul funzionamento della magistratura e per le sue battaglie per la riforma della giustizia, si tratterebbe di “tre ore sottratte alle lezioni per fare campagna elettorale, per difendere gli interessi corporativi delle correnti, per considerare effetti collaterali fisiologici le vittime degli errori giudiziari, perché i magistrati che sbagliano continuino a non rispondere”.