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Aggiornato il 23.01.2026
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Educazione sessuale: se a scuola non se ne parla è inevitabile che i bambini cerchino “informazioni” in rete

Il ministro Giuseppe Valditara si duole del fatto che fra chi frequenta siti “a luci rosse” ci siano persino bambini di 6-7 anni.

Per la verità la cosa non dovrebbe sorprendere più di tanto: 60-70 anni fa, quando film che oggi potrebbero vedere i “minori di 12 anni purché accompagnati” erano rigorosamente vietati ai minori di 18 anni, accadeva che, ad informare i più piccoli dei “fatti della vita” fossero i fratelli o i cugini più grandi che spesso tiravano fuori dalle tasche fotografie sgualcite di “donnine di facili costumi” trovate in modo avventuroso chissà dove.
L’ “educazione sessuale” si faceva nei cortili o ai bordi dei campetti di calcio o, in grande segreto, lungo il tragitto casa-scuola.
Ovviamente non era un bel modo di affrontare la “materia” e le conseguenze ben le conosciamo.

Ad un certo punto la televisione e poi il cinema hanno in qualche misura costretto genitori e insegnanti a intervenire con i più piccoli per spiegare il senso di certe scene “audaci” a cui si poteva assistere in un film o in una trasmissione.
Fino ad un quarto di secolo fa gli adulti riuscivano ancora a controllare in qualche modo l’accesso dei minori a immagini “sconvenienti” bloccando l’accesso a questo o a quel canale TV; ma ormai questo sistema non funziona più perché usando un semplice smartphone, qualunque bambino può accedere a contenuti disponibili in rete che molto spesso non sono adatti neppure a ragazzi e ragazze diciottenni.
Settanta anni fa, nonostante le proibizioni familiari, fotografie “sconce” (in realtà si tratta di immagini che oggi non farebbero arrossire neppure una novizia) circolavano fra i più piccoli, figuriamoci cosa può accadere oggi ai tempi di una rete sempre più pervasiva e spregiudicata.

E’ curioso però che non tutti comprendano che difendersi da questo andazzo è di fatto impossibile, a meno che non si scelga la strada (difficile, complessa e del tutto incerta) di parlare del tema della sessualità in modo chiaro e senza pregiudizi.
Appare un po’ contraddittorio scandalizzarsi del fatto che ci siano bambini di 6-7 anni che guardano le performance di Rocco Siffredi e al tempo stesso si pensi che per parlare di sessualità con bambini e ragazzi sia necessario il consenso dei genitori.
Si pretende cioè il consenso di quegli stessi genitori che, per mille motivi, non sono in grado impedire a bambini di scuola primaria di frequentare siti porno.
Ma chi parla di consenso delle famiglie, pensa davvero che queste famiglie (che sono certamente quelle che più di altre avrebbero bisogno di un aiuto in quest’ambito) autorizzerebbero i propri figli a prendere parte ad una lezione di educazione sessuale?

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