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Regionalizzazione, è scontro: Fontana: si farà. Bonaccini: no ai docenti regionali. De Luca: niente stipendi diversi

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Al forum di Cernobbio a parlare di scuola non è stato solo il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, esprimendo il desiderio di avviare una nuova didattica, incentrata più sulla salvaguardia dell’ambiente e di varare un patto scuola-industria. A dire il vero, hanno fatto più clamore le dichiarazioni dei governatori che continuano a rivendicare l’autonomia differenziata e quelli che la vogliono ma non come intende la Lega. Confermando che sull’autonomia differenziata esistono più modelli: “spinti”, di ispirazione puramente leghista, “intermedi”, come la vorrebbe l’Emilia Romagna, o di tipo “light”, più vicini alla posizione della Campania.

L’imperativo di Fontana

Se alla Lombardia non sarà concessa la competenza sulla scuola, la Regione è pronta a varare una sua legge, ha spiegato Attilio Fontana, presidente della regione Lombardia.

“La scuola – ha spiegato Fontana – credo non potrebbero non considerarla tenuto conto che c’è una sentenza della Corte Costituzionale che già dichiara che le Regioni possono organizzare una parte di questa materia. Se dovessero dire di no faremo una legge nel rispetto di quella sentenza della Corte Costituzionale”.

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Fontana: il modello emiliano non basta

Non ottenere l’autonomia su scuola e sanità è una cosa che “la Lombardia non può accettare” ha continuato Fontana.

“La sanità – ha aggiunto – è uno degli animi in cui notiamo le maggiori difficoltà a proseguire”. “Sulla scuola non mi accontenterei del modello emiliano. Loro vogliono solo la formazione, ma dato che noi quest’anno abbiamo quasi 14 mila cattedre vuote vorremmo dare il nostro contributo per fare in modo che dall’anno venturo i nostri ragazzi non abbiano queste difficoltà”.

A Bonaccini interessa solo la continuità del personale

Decisamente più mite è l’idea di autonomia differenziata di Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna.

Il presidente ha detto che “l’Emilia Romagna ha fatto una proposta diversa in alcuni punti: ad esempio noi non chiediamo la regionalizzazione della scuola” perché “a me di avere insegnanti dipendenti della regione non me ne può fregar di meno”.

Quello che interessa al governatore emiliano è “decidere i fabbisogni del personale della scuola per evitare che continui, perché è un po’ una vergogna nazionale, che i nostri figli a inizio anno scolastico e spesso per mesi non hanno davanti un insegnante che dovrebbe accompagnarli fino alla fine dell’anno scolastico”, ha concluso.

De Luca: difendiamo le regioni del Sud

Più cauto, però, si è detto Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, il quale ha spiegato che sarebbe possibile attuare “un’intesa ragionevole” sull’autonomia, anche con le altre regioni, a patto che si facciano “cose realistiche” e “a condizione di stare con i piedi per terra”, sburocratizzando e facendo cose “utili alla comunità e alle imprese”.

L’importante è non toccare la scuola pubblica e la sanità pubblica e poi difendere le ragioni del Sud“, ha detto a margine del Forum Ambrosetti.

Sull’autonomia della scuola, chiesta dal governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana, “per noi assolutamente no: la regionalizzazione della scuola non esiste e non si farà mai, non possiamo avere la scuola di seria A e di serie B“, ha chiosato De Luca.

Poi, il presidente campano ha sottolineato che rispetto al precedente governo “si volta pagina” e quindi quell’l’autonomia “deve essere rivista”, perché “dobbiamo partire dalle stesse risorse per tutte le regioni. dai livelli essenziali di prestazioni (Lep) e dal fondo di solidarietà per quelle svantaggiate. Poi tutti insieme combatteremo il parassitismo e le inefficienze”.

Alle regioni poteri ragionevoli

De Luca, poi, ha rivelato: “ho detto al mio amico Attilio Fontana che se ci imbarchiamo su un terreno che comporta modifiche costituzionali non la finiamo più”. Quello che si può fare, piuttosto, è dare “poteri ragionevoli alle regioni: facciamo cose utili alle comunità e alle imprese, così sicuramente arriviamo a un risultato”.

Il governatore campano ha quindi spiegato che “non possiamo avere docenti pagati magari un terzo di più dalle regioni con più reddito disponibile: sarebbe un delitto”.

“Il presupposto di tutto è rispondere alla domanda principale: siamo ancora convinti di dover difendere l’unita nazionale: sì o no?”, ha domandato De Luca.

Il ministro Boccia (Pd): ripartiamo dalla posizione di Conte

Nella stessa giornata, di autonomia scolastica ha parlato anche il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia a margine di Digithon, che si è conclusa a Bisceglie, in Puglia.

“Sull’autonomia – ha detto il democratico – non possiamo permetterci compromessi al ribasso o peggio ancora sbagliati quando si parla di scuola, perché è il cardine della società di oggi e merita di essere al centro delle politiche pubbliche, senza diventare ostaggio di una nuova propaganda politica”.

“L’Italia – ha continuato – si evolve e migliora grazie alla qualità della scuola e questo dev’essere un impegno collettivo senza distinzioni di parte”.

“Nel vecchio governo c’erano state evidenti contraddizioni nella discussione sull’autonomia su questo tema e credo che le posizioni comuni raggiunte dal presidente Conte e dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, siano un buon terreno di confronto da cui ripartire“, ha concluso Boccia.