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Regionalizzazione, l’autonomia in un dossier esplosivo ma segreto?

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Le richieste di autonomia regionale differenziata, con le questioni che esse sollevano: di funzionamento della democrazia parlamentare; di organizzazione giuridica e funzionale dei poteri pubblici; di grandi flussi di spesa pubblica, sarebbero affiancati, già dal 16 maggio scorso, da  nuovi schemi di intesa fra il governo e le tre regioni interessate: Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Schemi segreti?

E non solo, ma “questi schemi sono segreti per l’ampia parte inclusa nel Titolo II, che dettaglia i nuovi poteri. Non sono noti né ai cittadini italiani né agli stessi parlamentari della Commissione Bicamerale sul Federalismo Fiscale che stanno svolgendo un’utile indagine preliminare conoscitiva”.

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Lo scrive Il Messaggero che aggiunge: “Ma se quella che viene definita “l’autonomia” è davvero la medicina per lo sviluppo del Paese, e non porterà che benefici a tutti i cittadini, perché il Governo o le tre Regioni non li rendono noti? Perché non spiegarlo concretamente, dettagliatamente agli italiani, che in stragrande maggioranza ancora non ne sanno nulla? Addirittura, abbiamo appreso, la Regione Lombardia richiede che il processo di approvazione parlamentare preveda la non emendabilità del testo. Testi segreti, approvazione rapida”.

Esclusi i passaggi parlamentari

In altri termini, secondo Il Messaggero, i passaggi di discussione parlamentare vengono maldestramente superati, mentre  “il progetto tocca tutte le grandi politiche che si fanno nel nostro Paese, e le ridisegna; con conseguenze rilevanti per i cittadini delle tre Regioni e di tutti gli altri. Dalla scuola alla sanità, dalle infrastrutture, all’energia, all’ambiente”.

È giusto concedere alla Lombardia “131 nuove competenze legislative e amministrative? In base a quali principi, quali valutazioni di efficacia, efficienza, equità? E ancora, se «tutte le Regioni di diritto comune avanzano richieste di analogo contenuto (…) il riparto di competenze di cui all’articolo 117 finirebbe per essere sostanzialmente alterato». Cioè, ancora una volta, si inciderebbe indirettamente sulla Costituzione (articolo 117) cambiando gli equilibri fra governo nazionale e governi regionali. Insomma, il timore è quello di una modifica surrettizia della Costituzione: materia da grande e attentissimo dibattito parlamentare.

I costi a carico delle altre regioni

Fa l’altro, nota Il Messaggero, le bozze di Intesa sono scritte per dare ogni vantaggio alle tre regioni richiedenti, mettendo i costi a carico delle altre, e dei loro cittadini. Il testo è tanto complesso nella sua formulazione letterale quanto chiaro nei propri obiettivi: determinare risorse maggiori per le tre Regioni, metterle al riparo da manovre d’emergenza di finanza pubblica, a spese delle altre, conclusione che «suscettibile di determinare una violazione indiretta degli articoli 5, 81, 116 e 119 della Costituzione», col rischio di una secessione dei ricchi.
“Cioè a dire, la formazione, nelle aree più ricche del paese, di regioni che somigliano molto ad un vero e proprio stato e che godono di poteri straordinariamente vasti e di un finanziamento maggiore dei servizi per i propri cittadini. Che rimangono in Italia per quanto conviene: come per il debito pubblico, che rimarrebbe a carico di tutti. E, di converso, la definizione residuale di un’Italia minore, con diritti di cittadinanza assai inferiori.
In fin dei conti si vuole cambiare radicalmente l’Italia: non sarebbe il caso di discuterne?

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