Home Politica scolastica Regionalizzazione: Pittoni (Lega) smentisce che i docenti del sud guadagneranno di meno

Regionalizzazione: Pittoni (Lega) smentisce che i docenti del sud guadagneranno di meno

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Il senatore Mario Pittoni (Lega), presidente della Commissione Cultura del Senato, non ci sta e mette i puntini sulle i in merito alla questione degli stipendi dei docenti delle future regioni “ad autonomia differenziata”: “Il rischio  che con l’autonomia i docenti del Sud perdano 300 euro al mese è del tutto inesistente, anzi si tratta di terrorismo mediatico” scrive il senatore sulla sua pagina FB.

Per la verità è da diversi giorni che in rete la vicenda dei futuri stipendi del personale della scuola tiene banco e le prese di posizione si sprecano, anche se al momento attuale nulla è ancora stato deciso.

Come abbiamo avuto modo di segnalare nel nostro video di qualche giorno fa le ipotesi sul tappeto sono sostanzialmente tre: la prima prevede il passaggio di tutto il personale alle dipendenze della Regione (ma si tratta di una soluzione complessa e di difficile attuazione), una seconda possibilità prevede che il personale già in servizio resti alle dipendenze dello Stato, mentre saranno regionali i nuovi assunti (anche questa è una ipotesi non priva di difficoltà); c’è però una terza soluzione: il personale resta statale ma con un contratto integrativo stipulato a livello regionale.

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Ed è proprio questa soluzione che Pittoni sembra preferire tanto che, rispondendo ad un commento al suo post, afferma: “A dir la verità sono i docenti del Sud trasferitisi al Nord a denunciare un costo della vita per loro insostenibile”. Come dire che con contratti integrativi regionali si potrebbe far fronte al diverso costo della vita nelle diverse aree territoriali.
Per il momento non conosciamo ancora gli sviluppi della vicenda, ma un dato è pressoché sicuro: la regionalizzazione della scuola ha rianimato il dibattito (e le polemiche) nel mondo della scuola, tanto che dopo mesi di “calma piatta” si sta parlando nuovamente di scioperi e manifestazioni. Segno che non tutto sta filando liscio come il Governo vorrebbe.

 

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