Home Attualità Renzi boccia quota 100 e reddito di cittadinanza: favorisce il lavoro nero...

Renzi boccia quota 100 e reddito di cittadinanza: favorisce il lavoro nero e fa pagare i giovani

CONDIVIDI

Il decreto su quota 100 e reddito di cittadinanza approvato dal Governo gialloverde favorirà il lavoro nero e le pensioni verranno pagate delle nuove generazioni. A dirlo, con un video pubblicato su Facebook, registrato a Venezia, è l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi.

“Salvini e Di Maio? Prendiamoli sul serio”

“Non condivido l’ideologia del decretone: favorisce il lavoro nero e fa pagare ai giovani le pensioni. Però vi dico: prendiamo sul serio Salvini e Di Maio. Prendiamoli sul serio, anche se è difficile”.

Renzi, oggi senatore, ha definito “baggianate” quelle promesse dal governo e dai due vicepremier in particolare, esortando però a verificare eventuali risultati del provvedimento su cui il 17 gennaio è giunto il via libera del Consiglio dei ministri.

ICOTEA_19_dentro articolo

Martina (Pd): rischiamo di trovarci in recessione

Sulla stessa lunghezza d’onda si pone Maurizio Martina, candidato alla segreteria del Partito democratico: a Bologna, per la presentazione della sua mozione congressuale, il democratico ha detto che “la verità è che noi rischiamo di trovarci l’Italia di qui a qualche settimana tecnicamente in recessione, e questi pensano alle loro bandiere propagandistiche perché hanno l’ansia della campagna elettorale delle Europee. Non si governa così il Paese”.

“Hanno abolito il lavoro e il prezzo più caro lo pagheranno i giovani, le donne e chi oggi lavora in condizione di fragilità”, ha detto Martina, mentre presentava la mozione #fiancoafianco.

“Quello che hanno fatto ieri purtroppo per me segna un passo indietro pericolosissimo”. Sono provvedimenti, spiega, “che creeranno problemi serissimi ad esempio sulla frontiera delicata dell’invalidità e più in generale tutte le fragilità. Sono provvedimenti ‘bandiera’ che rischiano di non essere centrati per questo Paese. Soprattutto rischiano di non dare quella forza e impulso al lavoro che rimane la questione centrale per l’Italia”.