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Ridateci l’esame di Stato e la notte prima degli esami

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L’esame di Stato chiude un ciclo della vita, ci dice che siamo cresciuti e pronti per essere adulti. E’ l’ultimo rito di passaggio rimasto ai nostri ragazzi nella società attuale. Resta impresso nella memoria di ognuno di noi e spesso ricorre nei nostri ricordi con gli amici e poi con i figli.
Chi non ha nel cassetto segreto un aneddoto ad esso collegato? Chi non ha, allora, provato il brivido connesso al sarò capace, mi ascolterà tutta la commissione, ci saranno i miei compagni a vedermi e a fare il tifo o a scherzare?
Anche la notte prima degli esami ci accompagnerà per sempre e ci darà forza e coraggio per affrontare le sfide della vita, rendendoci più forti e sicuri di noi stessi.

Possiamo pensare che possa essere negato a questa generazione di diciannovenni tutto questo? Direi di no e forse i presupposti per riaprire le scuole a giugno solo per loro, dell’ultimo anno, ci sono, dopo una sanificazione generale.
Sarebbero le uniche classi presenti in Istituto e le prove, ridotte, si potrebbero svolgere anche in palestre, campi e spazi esterni o in tendoni predisposti..L’indomani del terremoto di L’Aquila gli esami  si svolsero nelle tende militari, mentre la terra ancora non si acquietava.
Il virus non attacca i giovani. Alcune regioni italiane sono state solo sfiorate dall’ epidemia, eccezion fatta per la Lombardia, o il Piemonte, che potrebbero seguire altre strade, diverse e meglio confacenti alla situazione specifica, proseguendo la chiusura.  Molti Paesi europei a breve riapriranno le loro scuole e anche questo non può lasciarci indifferenti.

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La scuola è il pilastro della società, “produce”cervelli e la scuola italiana ne produce tanti e questa è una delle nostre ricchezze. Infatti chi ha una testa ben formata e nulla in tasca può aspirare all’ascensore sociale e se è il caso emigrare e tentare la sorte mettendo a frutto le sue acquisite capacità.
Vogliamo rinunciare anche a questa nostra specificità e ricchezza per i nostri giovani?

La scuola non può essere fatta a distanza, in modo asettico, come a riempire un vaso, se non in condizioni di eccezionalità. I docenti si sono applicati ad attuare le video lezioni per la necessità di mantenere la relazione, il contatto, la vicinanza, per rispondere ad un imperativo categorico al quale noi docenti non sappiamo sottrarci, ma da ciò a farne un totem ci passa parecchio, come tra la veglia e il sogno.
Una lezione è cosa viva e prevede un feedback costante e costruttivo tra docente e allievi. La nostra non è mai stata una scuola di test a crocette, senza confronto orale, sul modello americano e con vanto posso affermare che vediamo in ogni campo il successo dei nostri studenti, dotati di senso critico e intuito ben organizzati.

Non si costruisce sul nulla, sui video di  youtube non si edifica un individuo ma ci si trastulla. Perché un giovane sappia di sapere e possa costruirsi una personalità e un percorso di studi e di lavoro c’è bisogno che qualcuno glielo certifichi, che venga riconosciuto come capace da chi ne ha titolo.
Questo riconoscimento lo può dare soltanto la relazione umana specifica che s’instaura a scuola, con la valutazione da parte dei docenti tutti all’unisono. Oggi la didattica a distanza che stiamo adottando si avvantaggia di quanto seminato fino alla chiusura di marzo, senza questi fili intessuti e legami sarebbe totalmente inconsistente. Se si vuole essere onesti tale didattica, a meno che non si sia seguaci della descolarizzazione tipica degli anni Settanta, è fallimentare per studenti da 3 a 19 anni.Dopo questa età per corsi o lavoro può darsi abbia un senso.

I nostri studenti delle scuole superiori, con i rispettivi docenti, si applicano alle teorie della relatività di Einstein, ai teoremi di incompletezza di Godel, ai paradossi di Russell, ai testi di Protagora, alla Divina Commedia di Dante, a  Baudelaire, a Freud, a Darwin… e tanto ancora, come nella migliore tradizione europea e fino ad oggi questo ha consentito loro di brillare ed essere parte attiva del mondo lavorativo, scientifico e culturale. Tutto questo va preservato e coltivato domani.

La scuola ora e subito necessita di nuova edilizia, per non compromettere il futuro e ripartire a settembre.  Per mostrare di aver appreso la lezione vanno costruite strutture idonee, necessarie da tempo e considerati i tempi stretti potrebbero anche essere installati prefabbricati di bioedilizia, di facile assemblaggio, da affiancare alle vecchie strutture da ripristinare negli anni. Si avrebbero così, a settembre, i distanziamenti adeguati e si eliminerebbe il problema delle cosiddette “classi pollaio”. Per questo sono previsti costi e l’utilizzo di un numero superiore di docenti, rispetto a quelli oggi in organico ma o si prende atto del problema e ci si impegna a risolverlo o si rinuncia e si dice che a scuola andranno soltanto coloro che potranno permetterselo, in scuole di elite. Il problema è strutturale nel nostro bel Paese e non solo per le scuole, ma anche per ponti e strade

La Ministra dell’Istruzione, che ci rappresenta, faccia sentire con forza le ragioni del mondo della scuola e non si lasci incantare dalle sirene facili delle piattaforme per l’insegnamento a distanza, buone per l’emergenza ma inutili per il vivere ordinario, che tutti auspicano, in primis i genitori che devono lavorare e certo non possono lasciare i figlioli in casa. Come ben sanno gli adulti tutti i bimbi, le bimbe, i ragazzi e le ragazze non frequentano la scuola solo per imparare nozioni ma soprattutto per socializzare, scontrarsi, empatizzare, coalizzarsi e litigare, diventare parte attiva del mondo organizzato e saper discernere entro categorie spazio-temporali il vero dal falso, il brutto dal bello, l’utile collettivo da quello individuale.

In conclusione va preso atto che   la scuola è la palestra della vita per eccellenza e che senza il suo esserci fisico i  tanti pedagogisti e psicologi dell’età evolutiva, Piaget,  Decroly,  Vygotskij,  Montessori,  sarebbero passati invano.

Non perdiamo tempo prezioso e l’occasione di ripartire con basi solide e sicure. Ce la possiamo fare ora con gli esami di stato a giugno, con attenzione, e a settembre  in sicurezza, in spazi adeguati.

Caterina Iannella
docente di storia e filosofia a Pistoia