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Riforma dei percorsi universitari

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  • GUERINI


Si è concluso, con il parere favorevole espresso dalla Camera dei Deputati, l’iter parlamentare del decreto che modificherà l’ordinamento didattico universitario.
Affidandosi ancora una volta a formule aritmetiche, dopo il "3+2" (laurea triennale di base ed altri due anni per conseguire la laurea specialistica) della riforma promossa da Ortensio Zecchino, ministro dell’Università e della Ricerca nel precedente Governo, si passerà ad una doppia formula: "1+2+2" ed "1+4".
In effetti, la prima delle due nuove formule non rivoluziona il precedente sistema, visto che alla fine di un percorso triennale ci sarà sempre una laurea di 1° livello. Ma la novità consiste nel fatto che gli studenti universitari potranno optare, dopo un primo anno con attività didattiche comuni a tutti, per un biennio professionalizzante, chiaramente orientato all’inserimento nel mondo del lavoro, o per un biennio metodologico, che servirà, invece, per proseguire gli studi attraverso il successivo percorso specialistico, che si concluderà con il conseguimento della "laurea magistrale" (nuova denominazione dell’attuale "laurea specialistica"). In tal senso, il nuovo modello viene definito a "Y", con due percorsi distinti.

Il percorso professionalizzante sarà maggiormente caratterizzato da stage e attività di tirocinio; il biennio "metodologico-formativo" non fornirà una preparazione specifica per il lavoro, ma sarà finalizzato al conseguimento di una solida preparazione di base utile agli studenti che si iscriveranno all’ulteriore biennio specialistico.
In entrambe le opzioni, il percorso triennale si articola in 180 crediti complessivi (60 inerenti l’anno comune di base e 120 quelli che si accumulano nel successivo biennio).  

A proposito dei crediti formativi, con la revisione del sistema del "3+2", gli Atenei avranno maggiore autonomia e flessibilità per quanto riguarda la loro determinazione. Infatti, i crediti vincolati a livello nazionale scenderanno per i percorsi triennali dall’attuale 66% al 50% e per il biennio della laurea magistrale "peseranno" per il 40% rispetto all’ammontare complessivo dei crediti valutati nello specifico segmento di studi (il vincolo riguarderà le discipline di base e caratterizzanti).

Dopo una verifica, da parte dell’Ateneo, della preparazione e degli eventuali debiti formativi da colmare, lo studente potrà cambiare "indirizzo" di studi: ad esempio, una volta conseguita una laurea triennale umanistica sarà possibile proseguire in un biennio "magistrale" nel settore scientifico e viceversa.
Ma per alcune facoltà si profila una riarticolazione dei percorsi secondo una formula (1+4) che prevede l’anno comune e un successivo ciclo unitario di quattro anni di corso. E’ il caso di Giurisprudenza con riferimento ai percorsi finalizzati alle professioni legali di magistrato, avvocato e notaio. Rimarrà, invece, un percorso triennale per quanto riguarda la classe di laurea di Scienze giuridiche.

Si attende adesso la registrazione alla Corte dei Conti e la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale. Successivamente, verranno riviste le attuali classi di laurea di primo e secondo livello.

Infatti, è previsto che la nuova normativa venga applicata dopo la ridefinizione delle classi di laurea, con la possibilità di una fase di sperimentazione dell’ordinamento didattico a "Y", da parte delle Università che lo vorranno, a partire dal prossimo anno accademico.