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Aggiornato il 11.08.2025
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Riforma dell’esame di Stato: Valditara vuole tornare alla “dichiarazione di maturità” introdotta nel 1969 da Fiorentino Sullo?

E’ da molte settimane che il ministro Giuseppe Valditara continua ad insistere con l’idea di voler modificare le regole dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo.
Il punto fermo della proposta del Ministro è molto semplice, almeno apparentemente: l’esame dovrà accertare la maturità complessiva dello studente e non solamente le competenze e le conoscenze acquisite.
L’intento del Ministro sembra interessante anche se per la verità non è ancora ben chiaro come potrà tradursi in un dispositivo di legge: il nodo principale sta nel fatto che non è facile definire con precisione cosa si debba intendere per “maturità”.

Nel Pecup del secondo ciclo non si parla mai di maturità

E c’è anche un altro problema: in ogni caso l’esame finale del secondo ciclo, che si chiami “esame di Stato” o “maturità” deve in ogni caso verificare in che misura lo studente abbia raggiunto gli obiettivi definiti dal Profilo educativo, culturale e professionale in uscita.
Questo lo dice anche la legge attuale, il decreto legislativo 62 del 2017: “Il colloquio ha la finalità di accertare il conseguimento del profilo culturale, educativo e professionale della studentessa o dello studente”.
E qui si pone una questione, perché, se davvero si volesse modificare la struttura dell’esame bisognerebbe forse rivedere anche il Profilo (PECUP) oggi in vigore che è quello allegato al decreto legislativo 226 del 2005 con le modifiche e le integrazioni dei provvedimenti successivi (per i licei il Pecup è stato meglio precisato con il DPR 89 del 2010). Ma né nel Pecup del 2005 né nelle integrazioni successive compare mai il riferimento alla “maturità” della persona come obiettivo formativo da perseguire.
Il dato curioso è che il termine maturità non compare neppure nel profilo allegato alle norme che di recente hanno istituito il liceo del Made in Italy, che Valditara e l’intera maggioranza di Governo considerano la riforma principe del sistema dei percorsi del secondo ciclo.

Fu Berlinguer a cancellare la maturità

E c’è anche una contraddizione politica di non poco conto: Valditara ha detto più volte di voler ritornare all’esame di maturità anche per ripristinare ciò che il ministro Berlinguer aveva cancellato introducendo appunto l’esame di Stato. Ma, come abbiamo detto, l’esame di Stato venne di fatto confermato con la riforma Moratti, certamente la più ”berlusconiana” delle riforme scolastiche, che non faceva alcun riferimento alla “maturità” dello studente.

La dichiarazione di maturità introdotta con la più sessantottina delle riforme

Riferimento che, curiosamente, è invece ben presente nella più “sessantottina” delle riforme della “scuola superiore”.
Basta leggere cosa stava scritto nella legge del ministro Fiorentino Sullo approvata nei primi mesi del 1969, proprio sull’onda delle proteste studentesche: “A conclusione dell’esame di maturità viene formulato, per ciascun candidato, un motivato giudizio, sulla base delle risultanze tratte dall’esito dell’esame, dagli atti dello scrutinio di ammissione, dal curriculum degli studi e da ogni altro elemento che sarà posto a disposizione della commissione. Il giudizio, se positivo, si conclude con la dichiarazione di maturità, integrata da un voto secondo le vigenti disposizioni”.
Il ministro Valditara vuole insomma ritornare a questa formula?
Non lo sappiamo di preciso perché, per il momento, ci sono solo le sue esternazioni. Aspettiamo di leggere la proposta che verrà presentata al Parlamento

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