Che conseguenze avrà lariforma della disabilità (decreto legislativo 62/2024)che verrà applicata dal1° gennaio 2027 nella scuola? A parlare di questi aspetti Domenico Ciociano, della direzione nazionale Gilda degli Insegnanti, che ne ha discusso insieme all’attivista Luca Trapanese, nell’ultima puntata di Scuola talk, il format della Tecnica della Scuola, andata in onda il 17 aprile.
Ecco la posizione del sindacalista: “Accogliamo positivamente lo snellimento della procedura per la richiesta della certificazione per gli alunni e per le famiglie; è sicuramente un passo in avanti. Il decreto legislativo 62/2024 adotta un approccio che passa da un punto di vista medico a uno biopsicosociale, introducendo una nuova frontiera con il modello ICF. Speriamo che la procedura dell’INPS vada a regime e riesca ad abbreviare i tempi per le certificazioni dei ragazzi, che spesso arrivano dopo la definizione degli organici comportando problematiche nella gestione del diritto al docente di sostegno”.
“È ottima anche l’iniziativa del progetto di vita: il PEI non deve fermarsi all’azione didattica scolastica, ma deve diventare un progetto di vita anche nell’extra-scolastico. Apprezziamo anche il cambiamento della terminologia, eliminando la parola ‘handicap’. Da docente, spero che questo decreto garantisca un’inclusione scolastica più ampia ed efficace, promuovendo l’autonomia e la partecipazione attiva degli studenti in classe”.
“Come sindacato abbiamo avuto delle informative, ma non siamo stati coinvolti a 360 gradi nell’elaborazione di questa riforma. Riguardo al PEI nazionale, abbiamo qualche perplessità: se da un lato è positivo utilizzare un format unico per tutte le scuole per evitare interpretazioni errate durante i trasferimenti degli alunni, dall’altro temiamo un aggravio di lavoro per i docenti dovuto all’informatizzazione. Speriamo che vengano previsti investimenti idonei per supportare questa nuova tecnologia.”
Poi, sulla stabilità dell’organico e la formazione: “L’Italia è all’avanguardia dagli anni ’70 per quanto riguarda il sostegno e l’inserimento dei docenti. Tuttavia, il problema principale è che la maggior parte dei posti è assegnata all’organico di fatto e non all’organico di diritto. L’organico di diritto permetterebbe di stabilizzare i docenti tramite immissioni in ruolo o trasferimenti, mentre l’organico di fatto è legato all’annualità e non garantisce continuità. Trasformare l’organico di fatto in diritto porterebbe stabilità al personale, professionalità e un lavoro più proficuo, evitando il turnover annuale tra le scuole. Riguardo alla formazione, il Ministero ha introdotto percorsi per chi ha svolto un triennio sul sostegno senza titolo, ma come sindacato non siamo d’accordo sui corsi per chi ha conseguito il titolo all’estero, considerandoli una mera sanatoria. Per noi la formazione è cruciale.”
“Ci auspichiamo che le innovazioni non rimangano solo sulla carta e che si snellisca realmente il procedimento delle certificazioni. Il nostro appello al Ministero e alle forze politiche è di trasformare l’organico di fatto in organico di diritto per dare stabilità ai docenti e consolidare la loro posizione nei confronti degli alunni. Bisogna incentivare la partecipazione delle famiglie e di tutti gli attori del GLO affinché si riesca a redigere un progetto di vita che miri all’inserimento sociale e lavorativo degli studenti una volta terminati gli studi”, ha concluso.
Ma cosa cambia con questa riforma? Andiamo per ordine. Intanto si parla del decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62, modificato dal decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2025, n. 15. Questo documento, come riportato dal sito dell’INPS, ha riformato i criteri e le modalità di accertamento della condizione di disabilità, affidandola in via esclusiva all’INPS su tutto il territorio nazionale a partire dal 1° gennaio 2027.
Dal 1° gennaio 2025 è stata avviata una prima fase sperimentale nelle province di Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste. A partire dal 30 settembre 2025 la sperimentazione è stata estesa, alle province di Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo, Vicenza, nonché alla Regione autonoma della Valle d’Aosta e alla Provincia autonoma di Trento.
A decorrere dal 1° marzo 2026 la sperimentazione è stata estesa ad ulteriori 40 province.
Ecco quali sono le principali novità: