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16.06.2026

“Ristudiamo il calendario”: Weworld e Mammadimerda rilanciano la petizione. “Da oggi tutte le scuole chiuse fino a settembre. Al via l’estate delle disuguaglianze”

Da oggi tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti italiani sono ufficialmente in vacanza. Con la chiusura delle ultime scuole ancora aperte, prende il via una pausa estiva che, a seconda della regione, durerà fino all’inizio o alla metà di settembre. Fatta eccezione per l’Emilia-Romagna, dove il rientro è previsto il 31 agosto, nella maggior parte del Paese le lezioni riprenderanno tra la prima e la seconda metà di settembre.  

In Italia l’estate non è uguale per tutte le persone. Con una pausa scolastica di 12-14 settimane, tra le più lunghe d’Europa, milioni di famiglie si trovano ogni anno a fare i conti con la difficile conciliazione tra lavoro e cura, mentre per molti bambini, bambine e adolescenti si interrompono opportunità educative, relazionali e di crescita fondamentali.

“Ristudiamo il calendario”, che nel 2025 ha raccolto oltre 75.000 firme consegnate da WeWorld in Senato, nasce dalla convinzione che il diritto all’educazione non possa interrompersi per mesi e che sia necessario ripensare l’organizzazione del tempo scolastico – insieme all’offerta formativa – per rispondere ai nuovi bisogni delle famiglie e delle nuove generazioni. Attraverso la petizione, WeWorld e Mamma di merda hanno chiesto ufficialmente alle istituzioni l’apertura delle scuole anche a giugno e luglio con attività extrascolastiche e l’introduzione obbligatoria del tempo pieno fino a 14 anni per tutte le scuole. A confermare l’attualità del tema sono anche i dati raccolti attraverso un sondaggio del 2025 da WeWorld e Mamma di Merda: 1 famiglia su 2 segnalava difficoltà di figli e figlie nella ripresa della scuola a settembre, mentre 1 genitore su 20 dichiarava di aver rinunciato a opportunità lavorative o di aver lasciato il lavoro per gestire la lunga pausa estiva. Alle difficoltà organizzative si aggiunge inoltre un costo medio di circa 530 euro per figlio o figlia per coprire solo una parte delle settimane di chiusura delle scuole, attraverso centri estivi, attività educative o altre forme di supporto.

«La fine della scuola non può coincidere con la fine delle opportunità educative», dichiara Greta Nicolini di WeWorld. «Ogni estate rischia di ampliare le disuguaglianze esistenti: chi ha maggiori risorse continua ad accedere a esperienze formative, culturali e relazionali, mentre chi ne ha meno vede restringersi le proprie opportunità. È fondamentale che le istituzioni sostengano concretamente le famiglie, anche in coerenza con l’obiettivo di favorire la natalità e promuovere l’occupazione femminile, garantendo servizi e tempi scolastici adeguati alla conciliazione tra vita privata e lavoro, senza scaricare sulle donne e in particolare sulle madri il peso della cura nei mesi estivi. Per questo continuiamo a chiedere che il tema del calendario scolastico venga affrontato con coraggio, mettendo al centro il benessere e i diritti delle nuove generazioni». 

«Ogni anno affrontiamo il tema come se fosse un problema privato delle famiglie, ma non lo è. È una questione che riguarda il lavoro, l’educazione, la natalità e il futuro del Paese. Oggi il prezzo di questi quasi tre mesi di chiusura lo pagano soprattutto bambini, bambine e adolescenti: chi può permetterselo continua ad avere accesso a viaggi, attività e opportunità educative, chi non può rischia di restare indietro. Noi non chiediamo più giorni di scuola, chiediamo di distribuire meglio il tempo scolastico durante l’anno e di garantire attività accessibili quando la didattica si interrompe. La vera domanda non è se possiamo permetterci di cambiare il calendario scolastico, ma se possiamo permetterci di non farlo più». Commenta Francesca Fiore, fondatrice di MammadiMerda.

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