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Ritorno a scuola, riflessioni di una insegnante

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Ciò che più mi colpisce e mi fa soffrire è il disvalore attribuito alla scuola e al sapere. Il valore della conoscenza, quando non si ha una famiglia virtuosa in tal senso, si acquisisce con la scuola, con l’esercizio dello studio, con la ricerca delle fonti, con l’attribuzione di significato al ruolo delle informazioni nell’assunzione delle decisioni. Anche il valore del rispetto dei diritti propri e altrui si acquisisce a scuola. 

Quando penso allo sgomento e al disgusto che mi provocano gli assassini di Willy, penso a come, oltre alle famiglie, anche la scuola che li ha visti crescere fra i propri banchi, abbia fallito. Non si può continuare ad accettare l’idea che ci siano casualmente studenti fortunati e studenti sfortunati.

LA SCUOLA CUSTODISCE IL FUTURO. E questo futuro deve essere assicurato nella sua integrità a tutti. Pena le derive e degenerazioni a cui assistiamo quotidianamente. Ecco perché ora più che mai credo che la valutazione di docenti e dirigenti sia doverosa.

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Ovviamente questa valutazione necessita di estremo rigore e trasparenza e dovrebbe esser condotta da organismi esterni alla scuola (essendo il dirigente scolastico il titolare del contratto di lavoro dei docenti, se la valutazione di questi ultimi fosse nelle sue mani, potrebbe trasformarsi in un vero e proprio strumento di ricatto). 

Così come è irrinunciabile il diritto al lavoro, è innegabile che non tutti coloro che accedono all’ insegnamento siano all’altezza del ruolo.Se vogliamo una scuola di qualità, dobbiamo confrontarci con questa realtà.

Il concorso è sicuramente il modello di accesso da privilegiare, ma il controllo sul campo dovrebbe poi accompagnare la vita lavorativa del docente e manifestarsi come garanzia di sostegno, rinforzo e riconoscimento professionale. Proprio nel nome dell’amore che mi lega alla Scuola Pubblica, io desidero che la scuola di ogni quartiere sia la miglior scuola possibile e che in ogni classe sia data garanzia di ricevere la miglior educazione ed istruzione possibile. 

Non si può permettere che lo sviluppo dell’intelligenza emotiva delle bambine e dei bambini, della loro capacità di empatia, del rispetto di genere e di qualunque diversità, che l’amore per l’ambiente, gli animali e le piante e  l’amore per la conoscenza, siano traguardi conseguiti solo nelle classi dei migliori docenti. Devono essere conseguiti in tutte le classi, con puntualità e regolarità, in modo sistematico. Ovviamente i docenti con questo profilo professionale ed umano dovrebbero avere un riconoscimento economico ben lontano dall’attuale e l’organizzazione scolastica andrebbe rivista sotto molteplici aspetti. 

Penso che questo traguardo non sia raggiungibile attraverso le battaglie sindacali (temo anzi che al momento possano solo ostacolare il processo di selettività necessario all’interno della categoria).

È necessaria una rivoluzione socio culturale e politica profonda: le scuole devono tornare ad essere strumento di miglioramento della vita civile collettiva e il luogo per lo sviluppo di un nuovo umanesimo. 

È con la speranza di poter assistere a questa rivoluzione, che continuo a svolgere il mio lavoro. E con l’ambizione che, magari un giorno, possano essere le mie alunne e i miei alunni a realizzarla. 

Buon anno scolastico a tutti.

Barbara Morleo 

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