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Riunioni collegiali e spazi scolastici

Ho letto con piacere che in qualche scuola il primo collegio dei docenti è stato tenuto nel bosco. Bene, e i successivi dove? Perché nella mia scuola, da quando l’ultimo CCNL ha previsto che le riunioni collegiali deliberative non si possono più fare a distanza senza l’atto del MIM che ne definisce i criteri e passa per il confronto con le organizzazioni sindacali, facciamo così. Non avendo un locale scolastico idoneo a contenere in sicurezza tutti i docenti, costretti a scegliere tra affittare un locale esterno, spendendo per ogni seduta 500-600 euro, oppure svolgere un collegio in più locali interni collegati tra loro attraverso la piattaforma adottata durante la pandemia, da due anni stiamo provando questa seconda soluzione.
Per non buttare dalla finestra denaro pubblico che pensiamo sia più giusto destinare alla didattica, e quindi ai nostri studenti. Peccato però che, non avendo l’attrezzatura e i locali di uno studio televisivo, anche ottimizzando la strumentazione esistente, il risultato è semplicemente disastroso: chi non è presente nella stanza principale non riesce ad avere un audio pulito, spesso non vede inquadrato nemmeno chi parla, e, non avendo un collegamento individuale, non ha una chat in cui scrivere o una “manina” da cliccare per chiedere di intervenire; di fatto, segue a distanza e vota a distanza, spesso con il proprio smartphone.
Ebbene, abbiamo provato, non abbiamo sprecato denaro pubblico, ma anch’io ora dico “basta così”. La scuola affitti un locale esterno idoneo a contenere duecento persone, sprechi soldi pubblici, ma consenta collegi dignitosi e democratici. Mi sia però consentito di scrivere anche quanto segue.

Al termine della pandemia e finché è stato possibile, la mia scuola ha svolto a distanza tutte le riunioni collegiali, tranne gli scrutini e i consigli di classe disciplinari; e ciò per decisione discussa, meditata e regolamentata dai nostri organi collegiali. Pensavamo che queste decisioni rientrassero nell’“autonomia scolastica” di tipo organizzativo. Del resto, durante la pandemia noi docenti ci siamo dovuti “attrezzare” prima di leggi, decreti legge, contratti collettivi nazionali, ecc., per non far perdere un anno di scuola ai nostri studenti. Ci siamo auto-organizzati anche per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

La pandemia è stata un disastro, però abbiamo scoperto anche qualcosa di positivo, per esempio che le riunioni collegiali a distanza che avevamo organizzato erano efficaci ed efficienti (meno costi individuali per trasporto e pasti, eliminazione dei tempi di trasferimento, minori rischi di incidenti, lavoro pomeridiano in ambienti più confortevoli, meno stress, meno inquinamento, risparmio di costi per energia e riscaldamento da parte della provincia, possibilità di rafforzare i turni di lavoro del personale ata negli orari antimeridiani di lezioni in presenza, maggiore partecipazione dei genitori lavoratori ai consigli di classe).

Ma ci è stato detto che con il nuovo CCNL le riunioni collegiali deliberative si devono fare “in presenza”, punto. Siccome deliberiamo sempre qualcosa, le uniche riunioni rimaste a distanza sono quelle facoltative degli Hub collegati alle funzioni strumentali.

Ora io mi domando: l’atto del MIM, di cui al CCNL 2019-2021 già scaduto, non dovrebbe semplicemente stabilire quei criteri di trasparenza e tracciabilità, identificabilità con certezza dei partecipanti, sicurezza e protezione dei dati personali, nonché adeguata pubblicità delle sedute e regolare svolgimento delle stesse, anche richiamati nell’art. 73 del d.l. n. 18/2020, che costituiscono le condizioni per il ricorso alle modalità non in presenza, e si ritiene valgano anche al di là del periodo emergenziale? Il corsivo è la citazione di un parere dell’Avvocatura Generale dello Stato.

Concludendo, i criteri non arrivano, le scuole non possono organizzarsi in autonomia, ma i docenti devono educare al digitale e al buon uso dell’IA.

Anna Tabacco

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