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Aggiornato il 26.09.2025
alle 09:29

Sant’Agata Li Battiati, lo scrittore Culicchia incontra le scuole etnee. “Creare anticorpi contro la violenza politica”

Raccontare gli anni di piombo e la stagione della violenza politica a cavallo tra gli anni Sessanta e Ottanta, per creare anticorpi e fare in modo che eventi drammatici come quelli di allora non si ripetano più. È stato questo il tema dell’incontro tra le scuole di Catania e lo scrittore Giuseppe Culicchia – autore di Uccidere un fascista. Sergio Ramelli, una vita spezzata dall’odio (Mondadori) che si è svolto stamattina al Polo Culturale “Giovanni Verga” di Sant’Agata li Battiati, nell’ambito di Etnabook festival e in collaborazione con la rassegna culturale In viaggio con Bardamu. Presenti circa 200 studenti delle scuole etnee, rappresentanti dei licei “Lombardo Radice” e “Turrisi Colonna” di Catania, del liceo “Concetto Marchesi” di Mascalucia, dell’istituto comprensivo “Pluchinotta” e di Atl Formazione di Sant’Agata li Battiati.

“Piantare semi di memoria”

L’interesse di Culicchia per gli anni di piombo affonda le radici in un complesso retaggio familiare. “Ho iniziato a occuparmi di questo tema molti anni fa, con Il tempo di vivere con te, libro che ripercorre la storia di mio cugino, Walter Alasia“, ha detto lo scrittore. “Walter era un militante di Lotta Continua, che poi scelse la strada della violenza politica entrando nelle Brigate Rosse. Nel 1976, durante un blitz della polizia, uccise due agenti, il maresciallo Sergio Bazzega e il vicequestore Vittorio Padovani, e restò a sua volta ucciso”. Un evento traumatico per Giuseppe, che allora aveva 11 anni. “Ricordo quando in TV diedero la notizia della morte di Walter. Allora decisi che avrei scritto la sua storia, non per giustificarlo – perché ciò che aveva fatto era ingiustificabile – ma per piantare semi di memoria. Alla fine ci ho messo 45 anni”.

Un cambio di prospettiva

Con Uccidere un fascista Culicchia ha deciso di raccontare gli anni di piombo dalla prospettiva opposta, quella di uno studente che militava nel Movimento Sociale Italiano. “A differenza di Walter, Sergio Ramelli non aveva commesso azioni violente, la sua colpa fu semplicemente quella di aver scritto un tema”, sottolinea lo scrittore. “Per questo, nel 1975, fu preso di mira, costretto a cambiare scuola e infine aggredito sotto casa, a colpi di chiave inglese. Dopo settimane di agonia, durante le quali riprese a tratti conoscenza ma senza riuscire a parlare, Sergio morì, ad appena diciotto anni”. Una storia raccontata da Culicchia carte alla mano, facendo parlare i testimoni ma soprattutto i luoghi. “Quello che accadde allora non deve ripetersi più. Il libro e gli incontri che sto svolgendo nelle scuole servono a questo”.

Gli interventi dell’amministrazione

A introdurre l’evento – dopo i saluti del presidente di Etnabook Cirino Cristaldi e degli sponsor Salvatore Carruba e Angelo Catania – l’assessore alla Cultura di Battiati, Salvatore Massimo Fazio. “Abbiamo lavorato molto per portare Culicchia qui oggi. Un lungo corteggiamento, che ci ha permesso di averlo in prima regionale. L’incontro di oggi non ha collocazione politica, vuole solo raccontare una parte importante della nostra storia attraverso un libro”. Soddisfatto anche il sindaco del comune etneo, Marco Rubino. “Quest’anno in paese abbiamo presentato 104 libri. L’obiettivo è superarci. Invito tutti coloro che fossero interessati, autori, editori, associazioni, a presentare le loro proposte. Saremo lieti di dare spazio a tutti, anche nel un nuovo spazio comunale che sarà inaugurato a breve”.

“Chiudere la stagione dell’odio politico”

Nel corso del dibattito – a tratti molto animato – è intervenuto Giovanni Coppola, animatore della rassegna culturale In viaggio con Bardamu. “Per me è particolarmente importante raccontare ai ragazzi chi era Sergio Ramelli, e come venne ucciso”, ha detto Coppola. “Un episodio che deve diventare memoria collettiva, per evitare che episodi simili possano ripetersi, e che quella stagione di odio possa finalmente chiudersi”. A centrare l’attenzione sul ruolo delle scuole è stato Valerio Musumeci, redattore de La Tecnica della Scuola. “La mia generazione e quella dei ragazzi che ci ascoltano non hanno conosciuto la violenza politica, e speriamo non la conoscano mai. Huxley sosteneva che gli uomini non imparano dalla storia. Iniziative come quella di oggi, anche grazie alle scuole, servono a evitare questo”.

(Foto di Giuseppe Pezzino)

https://www.tecnicadellascuola.it/sparatoria-a-minneapolis

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