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Aggiornato il 11.07.2025
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Scena muta alla maturità, studenti contro la bocciatura: Valditara punisce il dissenso critico verso una scuola sempre più orientata alle gare tossiche alle performance

“Se un ragazzo non si presenta all’orale della maturità, oppure volontariamente decide di non rispondere alle domande dei suoi docenti non perché non è preparato, cosa che può capitare, ma perché vuole ‘non collaborare’ e quindi ‘boicottare’ l’esame, dovrà ripetere l’anno”: le parole del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, non sembrano gradite ai rappresentanti degli studenti.

Paolo Notarnicola, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi, sostiene che “il ministro Valditara continua la sua strategia di smantellamento “a singhiozzo” della democrazia scolastica: siamo infatti di fronte all’ennesima riforma volta a punire ogni forma di dissenso verso il sistema scolastico, trasformando di fatto i luoghi del sapere secondo il paradigma dell’obbedienza e della repressione, in piena armonia con le misure securitarie e repressive adottate dal governo Meloni su tutti i fronti”.

Secondo Notarnicola, “invece di interrogarsi sulle profonde ragioni di malessere che hanno portato degli studenti a un gesto così forte come il silenzio critico, il Ministro sceglie la via autoritaria della punizione, proponendo la bocciatura. È un tentativo palese di criminalizzare il dissenso e di zittire con la forza ogni forma di contestazione“.

Secondo l’esponente della Rete degli Studenti Medi, “questi studenti hanno dato voce a ciò che noi denunciamo da anni: la ‘scuola del merito’ voluta da questo Governo è un fallimento. È un sistema che ci schiaccia, che riduce le nostre vite a un numero, a un voto. Come hanno giustamente sottolineato i ragazzi, i voti non possono e non devono rappresentare il valore di una persona. La scuola che vogliamo è un luogo di crescita, di benessere psicologico, di sviluppo del pensiero critico, non una gara tossica alla performance, dove chi resta indietro viene colpevolizzato e umiliato”.

Anche secondo Viola Carollo, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Veneto, “mentre le scuole cadono a pezzi, il caro libri aumenta senza controllo mettendo in ginocchio famiglie e studenti, la dispersione scolastica cresce e il tasso di analfabetismo funzionale aumenta esponenzialmente, da Trastevere continuano a provenire riforme e dichiarazioni puntate a fomentare il consenso della classe reazionaria e depoliticizzare la scuola al fine di intaccare lo sviluppo di capacità di ragionamento autonomo degli studenti”.

Anche Bianca Piergentili, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi del Lazio, sostiene che quella di non proferire verbo nel colloquio della maturità “è una protesta giusta, lo abbiamo detto tante volte, l’esame va ripensato”.

“Ad oggi – ha continuato la responsabile della Rete nel Lazio – è un esame che non tiene conto né delle esigenze della comunità studentesca e del proprio futuro, né valuta il percorso formativo fatto nei cinque anni di scuola superiore. Con la creazione di quello che è il curriculum dello studente, l’esame diventa discriminatorio proprio perché si valuta in base alle opportunità singole di ciascuno di noi. La scuola dovrebbe preparare il nostro futuro, non valutarci sulla base delle possibilità avute durante i cinque anni”.

Le proteste sono arrivate nel giorno in cui una studentessa liceale di Belluno si è rifiutata di sostenere l’esame orale alla maturità: è il secondo caso in Veneto dopo quello dello studente del liceo scientifico Fermi di Padova, Gianmaria Favaretto, 19 anni, che pur non sostenendo l’orale, ha ottenuto comunque il diploma perché aveva già superato la sufficienza grazie ai voti dei crediti dell’ultimo triennio.

Anche in questo caso, ha spiegato la studentessa 19enne Maddalena Bianchi, la scelta è stata presa per protestare contro “i meccanismi di valutazione scolastici, l’eccessiva competitività, la mancanza di empatia del corpo docente”.

Secondo la giovane, da parte dei suoi insegnanti “non c’è mai stata la voglia di scoprire la ‘vera me’”.

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