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Aggiornato il 11.07.2025
alle 13:27

Scena muta alla maturità: tra voto e valore, il senso profondo della valutazione scolastica

Solo attraversando i momenti delicati si diventa grandi. E non pretendere sempre la strada spianata: dai genitori, a scuola, nelle relazioni, nel lavoro, nella società.

So che sembrano parole facili, ma non lo sono. Potrei dire: provare per credere.

In più, come ripeteva il grande Eduardo, “gli esami non finiscono mai”. Per tutta la vita.

C’è un gran discutere intorno a prese di posizione di alcuni studenti durante e dopo gli esami di maturità.

Già lo scorso anno fecero molto discutere tre maturande del Liceo Classico Foscarini di Venezia. Quest’anno ha iniziato uno studente del Liceo Scientifico Fermi di Padova, ed altri lo hanno imitato in giro per l’Italia.

L’ultimo episodio vede coinvolta una studentessa bellunese.

E subito il ministro Valditara, spinto da molti presidi, perche temono l’effetto emulazione, che ricorre ai ripari: bocciatura! Come se con le maniere forti si potesse pretendere di governare le fragilità. Invece della persuasione. Forse è lo spirito di questi tempi.

In questione vi è il sistema di valutazione e, in sotterranea, quella certa competitività sui voti aritmetici tra compagni che bene non fa al clima di classe.

Segno, se mi posso permettere, che non sempre nelle scuole è diffuso quel dialogo educativo che dovrebbe essere scontato. Per andare al dunque, gli studenti fanno intendere che nelle scuole non è sempre chiaro, prima di una prova, il quadro dei criteri che sottostanno alla valutazione.

Perché ciò che conta non è un voto, un risultato, ma la consapevolezza di ogni studente sul valore ma anche sugli eventuali limiti della propria preparazione. In modo da aiutarlo a sviluppare una sorta di autovalutazione. Perché sia foriera di crescita e di maturazione del percorso formativo.

I risultati scolastici perciò non possono mai avere valore assoluto, ma relativo, non essendo fini a se stessi, ma solo tracce di consapevolezza.

Che in alcune classi ci possa essere competitività per i risultati non è mai un buon segno.

Perché resta vero che il percorso scolastico ha grande importante, ma comunque nella cornice del percorso di vita. Perché la vera valutazione si avrà nella vita, vera palestra di crescita e di maturazione.

Per dire la centralità di questo tema va comunque ricordato il punto essenziale: la valutazione è l’unico atto davvero obbligatorio della scuola. L’atto centrale. Non lo è cioè la proposta formativa, che le famiglie possono scegliere di svolgere in proprio (come nelle scuole parentali, o nelle scuole private non paritarie): scelte che ho sempre sconsigliato, per diverse ragioni ben comprensibili.

Anche don Lorenzo Milani, negli anni sessanta, con la sua scuola di Barbiana, ha proposto ai propri ragazzi un percorso formativo “fatto in casa”, mi verrebbe da aggiungere, ma ha poi dovuto presentarsi, per la valutazione, alla famosa “professoressa”. Con considerazioni, nella “Lettera”, che hanno di fatto rivoluzionato la storia della scuola italiana.

Per cui è ingenuo credere che con le sole maniere forti tutti possa risolversi.

Una storia della scuola che, grazie anche a don Milani, ha puntato proprio su quella consapevolezza, compresa dunque anche la autovalutazione, che resta il faro di una proposta formativa di qualità. Perché aperta a tutti, per tutti.

Sapendo che in ogni valutazione il primo ad essere valutato è il docente.

Sullo sfondo, una scuola non dunque non nozionistica, ma umanistica, perchè punta ad una solida cultura generale. Come dimostrano i continui riconoscimenti dei nostri giovani in tutto il mondo, tanto da preferire l’estero, purtroppo, per le migliori opportunità di crescita continua e di soddisfazione personale.

I ragazzi di oggi scontano dunqule contraddizioni dei nostri tempi.

Compresa la moda di considerare inutile la fatica, lo studio, la conoscenza. Per l’imperio, esploso con i social, delle opinioni credute verità somme.

Non è più il tempo, con Seneca, per cui non “ciò che è vero lo considero mio”, ma “ciò che è mio lo considero vero”.

Tant’è che non si comprende più il confine tra verità e opinione, verità e bugia.

Le nostre scuole sono tra le migliori d’Europa, ma andrebbero considerate un investimento e non un costo. Senza quella “riformite” dei vari ministri pro-tempore che bene non fa.

Con la crisi di credibilità delle istituzioni, l’affanno delle famiglie, il ruolo marginale della Chiesa, l’insignificanza dei partiti guidati da leader non carismatici, chi altri se non la scuola, per merito di tanti presidi e docenti, rappresenta un punto di riferimento?

La scuola quindi come luogo educativo e di crescita culturale, nella speranza di un dialogo con le famiglie.

E’ giusto che gli studenti protestino se non comprendono o non capiscono. Vuol dire che stanno chiedendo aiuto. Un aiuto che nelle scuole viene loro offerto ogni giorno. Ma per dialogare bisogna essere almeno in due. Per cui è bene che queste possibili incomprensioni vengano discusse prima anche di un eventuale esame o prova di conoscenza, abilità, competenza. Scritta od orale.

Perchè la finalità è, lo ripeto, la consapevolezza, quella che orienta nella vita, che consente quindi ad ogni ragazzo di trovare la propria strada.

Una scuola aperta, dunque. E per tutti.

Davvero per tutti, quindi cercando di rimediare ai limiti che le prove Invalsi anche di quest’anno hanno mostrato, con situazioni differenziate tra regione e regione, scuola e scuola, ed indirizzi di studio.

Che valore possono avere, ce lo possiamo confidare, le valutazioni finali degli esami di terza media e quelle di maturità se cozzano con la preparazione reale, quella che emerge anche dalle prove Invalsi?

Dovremmo fermarci un attimo per valutazione la valutazione e i valutatori, in ragione della finalità educativa, e non solo prestazionale, fatta con la calcolatrice. Sapendo che la scuola nn è fatta solo per i bravi, per coloro che hanno le famiglie che supportano fortemente i figli. Ma per tutti.

Davvero per tutti.

E a chi ripete che alla scuola spetti il compito di insegnare un mestiere, vorrei ricordare la risposta del rettore di Harvard Derek Bok (in questi mesi oggetto di pesanti pressioni da parte del presidente Trump): “Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate con l’ignoranza”.

La scuola è sempre per prima cosa formazione delle persone. La forza della scuola italiana, nonostante le difficoltà che conosciamo.

Una formazione dunque come orientamento alla vita. In ragione delle scelte future è bene ricordare che ogni valutazione è sempre mezzo, e non fine. “Gli esami non finiranno mai”.

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