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Scienze formazione primaria, quale “tetto” minimo per accedere?

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Più si avvicina la data e più sale l’interesse sui contenuti del decreto ministeriale che regolerà gli accessi alle Facoltà di Scienze della formazione primaria del prossimo anno accademico. Lo scorso anno destò non poche proteste la scelta dell’allora responsabile del Miur, Mariastella Gelmini, di elevare ulteriormente il “tetto” da raggiungere (portato a 60 risposte esatte su 80 totali) per accedere ai corsi a numero chiuso. Con il risultato che la selezione fu davvero severa: basta dire che all’università dell’Aquila furono ammessi un numero di candidati inferiore di quasi 200 unità rispetto al contingente stabilito.
Della durezza della selezione fecero le spese soprattutto gli studenti stranieri: in pochissimi riuscirono, infatti, a passare i test. La linea intransigente del Miur fu però messa in dubbio da alcune sentenze del Tar, innescate in particolare dall’Unione degli Universitari, che impugnarono le prove di ammissione per le facoltà a numero chiuso sia perché l’“asticella” era stata messa troppo altra, sia per gli elementi discriminanti nei confronti degli studenti non italiani.
“Abbiamo dimostrato, con la vittoria dei nostri ricorsi al Tar – dice oggi Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Udu – la fallacità non solo dell’applicazione del punteggio minimo per gli studenti extracomunitari, ma soprattutto dell’intero sistema dello sbarramento aprioristico, lo stesso lo si può dire per la particolare questione dei test d’ingresso sulle Facoltà di Scienze della Formazione Primaria “.
Secondo Orezzi l’alto punteggio minimo richiesto per superare la prova d’accesso “era emblematico delle politiche dell’ex ministro Gelmini, ovvero un completo disinvestimento e disinteresse per la formazione e quindi per una parte fondamentale per il futuro di tutto il Paese. Ovviamente il raggiungimento di una soglia minima ‘cosi alta’ si è dimostrato un ulteriore sbarramento all’accesso al corso scelto, già di per sé ostacolato con il test”.
Gli studenti universitari si rivolgono ora al nuovo ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, perchè “agisca in discontinuità con lo scorso Governo e cancelli una soglia ‘minima’ cosi inaccessibile”.
“Confidiamo – continua Orezzi – in un cambiamento di rotta del Ministro. Se queste rimangono le carte che mette sul tavolo il Ministero non possiamo che andare avanti insieme al nostro avvocato, Michele Bonetti, a difendere i diritti degli studenti e a combattere il numero chiuso ricorso dopo ricorso, ateneo per ateneo. Non solo: come sindacato studentesco andremo fino in fondo portando avanti il ricorso sul principio di anticostituzionalità del numero chiuso fino alla Corte Costituzionale”, conclude il rappresentante Udu.
A questo punto un decreto meno selettivo, con una soglia minima più bassa, in particolare per gli aspiranti stranieri, non sanerebbe la situazione (perché agli studenti non va proprio già la logica del numero chiuso) ma almeno placherebbe gli animi. E ridurrebbe le possibilità di ridurre la questione ad una disputa da trattare solamente nelle aule di giustizia.
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