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Aggiornato il 02.01.2026
alle 15:56

Scioperi a raffica, a scuola nel 2025 uno a settimana e quasi sempre di venerdì: perché il 2026 non sarà da meno

L’ambiente di lavoro italiano continua ad essere caratterizzato da una forte azione sindacale, ma anche assai frammentata, a livello di sigle e decisioni, tanto da avere prodotto nel 2025 ben 536 scioperi effettivi, per una media di 44 al mese, che corrispondono ad oltre uno al giorno: il numero, se si considerano gli stop dal lavoro proclamati (ben 1.482), sarebbe dovuto essere ancora più tondo, quasi tre volte tanto. A ridurre ampiamente la quantità di stop sono state le quasi mille decisioni di scioperi revocati (mentre nel 2024 furono proclamati 1.633 scioperi, con sole 553 revoche).

Come da tradizione, riporta il sito internet della Commissione di Garanzia degli scioperi, il settore più “litigioso” contro il governo di turno si conferma quello dei trasporti, con 626 scioperi proclamati nel 2025.

Seguono, molto staccati, i settori reti e comunicazione con 183 scioperi annui, igiene ambientale con 160, enti locali e centrali e servizi strumentali entrambi con 156, la sanità (129), giustizia e libere professioni (60).

A seguire, figura l’Istruzione, che con 48 scioperi proclamati nell’anno appena concluso, si colloca tra i comparti non propriamente più combattivi: detto questo, però, il disservizio potenziale per studenti e famgilie rimane forte, perché se si considera che la scuola opera di fatto, con le lezioni in classe, meno di dieci mesi l’anno (vanno esclusi i periodi che vanno da metà luglio a fine agosto, poi le due settimane di festività natalizie e quella settimanale riguardante gli stop delle lezioni in prossimità della Pasqua), alla fine gli scioperi proclamati nel settore dell’Istruzione, quindi anche nella scuola, seppure non tutti portati a termine, sono stati circa uno a settimana.

A livello di categoria, anche il 2025 ha visto molto attivi, sul fronte delle proteste anti-Governo, i metalmeccanici, arrivati a fermarsi più volte per rinnovo del contratto, poi sottoscritto a novembre: i più attivi a protestare sono state probabilmente le tute blu dell’ex Ilva, con cortei, presidi e manifestazioni, da Genova a Taranto.

Il disagio diventa ancora più pesante se si pensa che gli scioperi di settore si sovrappongono a quelli cosiddetti “generali”: sono stati indetti quasi sempre di venerdì, e che hanno portato diversi rappresentanti del Governo, compreso la premier Giorgia Meloni, a parlare di scioperi attuati anche per assicurarsi il “week end lungo”. Una situazione che ha prodotto, soprattutto sul versante dei trasporti, con il vice-premier Matteo Salvini particolarmente attento al problema, anche non poche precettazioni.

Ebbene, nel 2025 sono stati otto gli scioperi generali, ultimo, in ordine di tempo, quello proclamato dalla Cgil il 12 dicembre scorso contro “una legge di Bilancio ingiusta” e che meritava l’astensione dall’intera giornata di lavoro in tutti i settori pubblici e privati (con un’adesione che però non è riuscita nemmeno lontanamente a raggiungere le due cifre).

In precedenza c’era stato lo sciopero generale del 28 novembre, proclamato dai sindacati di base, sempre contro la Manovra 2026; ancora prima quello (decisamente riuscito, con Cgil e sindacati di base uniti) del 3 ottobre, con grande mobilitazione per Gaza e contro l’aggressione alla Global Sumud Flotilla. E la Palestina era stata al centro delle mobilitazioni e dello sciopero generale del 22 settembre, come pure del 20 giugno scorso.

In primavera, c’era stato lo sciopero generale del 1° maggio, nel giorno della Festa dei lavoratori, ma anche quello dell’11 aprile per chiedere “Zero morti sul lavoro” e un nuovo modello di impresa, protesta a cui si è unito lo sciopero globale per il clima dei Fridays for Future; infine, quello dell’8 marzo, in difesa dei diritti delle donne.

Cosa accadrà nel 2026? Spulciando il calendario del Garante Scioperi, anche l’anno che verrà non sembra da meno del precedente: è già in programma, per il 9 gennaio, per l’ambito aereo lo sciopero dei lavoratori di Assohandlers di tutta Italia, dalle ore 13 alle 17; dal 9 al 10 gennaio lo stop riguarderà il trasporto ferroviario, con treni a rischio dalle ore 21 del 9 allo stesso orario del 10 dicembre; qualche giorno dopo, il 13 dicembre, è previsto anche lo sciopero nazionale dei taxi per tutta la giornata.

Anche nelle scuole, dove le lezioni riprenderanno mercoledì 7 gennaio, sono previsti già degli scioperi: venerdì 9 e sabato 10 gennaio, FLP,CONALPE, CONF.S.A.I e CSLE hanno chiesto di astenersi dall’attività lavorativa al personale docente delle scuole dell’infanzia, al personale educativo dei servizi educativi per l’infanzia, al personale non dirigente e al personale insegnante delle scuole gestite dagli enti locali.

In generale, considerando il contesto politico sindacale e la probabile tenuta del Governo Meloni, per la scuola il 2026 non dovrebbe differenziarsi molto dal 2025.

A norme immutate, va ricordato che anche le richieste dei sindacati rappresentativi e che hanno firmato una decina di giorni fa il Ccnl 2022/24, convogliano verso maggiori investimenti per il settore, a partire dai compensi dei dipendenti, più attenzione verso la sicurezza e i diritti dei lavoratori: tutte rivendicazioni che nel corso dell’anno potrebbero portare il personale alla mobilitazione e, non si esclude, che si arrivi allo sciopero.

E poi ci sono le altre organizzazioni dei lavoratori, come la Flc-Cgil (rappresentativa, ma ad oggi non firmataria del contratto nazionale) e quelli di base, ancora più inclini a fermare l’attività lavorativa e a scendere in piazza.

Senza dimenticare altre decine di micro-sindacati che, a turno, proclameranno il loro singolo sciopero. Quasi sempre di venerdì.

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