Venerdì 30 ottobre 2026 è in programma uno sciopero nazionale indetto dall’Unione Sindacale di Base (USB), che coinvolge personale del settore pubblico e di quello privato, scuola compresa. All’iniziativa si aggiunge quella promossa da USI-CIT, con la partecipazione di USI Educazione e USIS. Torneranno in piazza anche gli studenti, nelle principali città italiane.
La partecipazione di docenti e personale Ata potrebbe incidere sul regolare svolgimento delle lezioni, sull’ingresso degli studenti e sull’organizzazione delle attività didattiche. La partecipazione non è automatica per tutti gli addetti e lo sciopero non comporta necessariamente la sospensione delle lezioni in tutti gli istituti: la portata dei disagi dipenderà dal livello di adesione del personale e dalla possibilità di assicurare le attività previste. Per conoscere eventuali variazioni, le famiglie dovranno fare riferimento alle comunicazioni pubblicate dalla propria scuola.
L’USB motiva la mobilitazione con la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori, legata all’aumento delle spese essenziali e a retribuzioni che non tengono il passo con l’inflazione. Il sindacato richiama i 5,4 milioni di persone in povertà assoluta e una riduzione del 9,4% del potere d’acquisto dei salari reali dal 2021. Tra le richieste ci sono aumenti salariali, il ripristino della scala mobile, il blocco dei prezzi dei beni essenziali e la riduzione dell’Iva sui consumi fondamentali, per contenere il costo della vita. La protesta è anche contro le guerre. Lo stop interessa inoltre sanità e trasporti, con scioperi diversi a seconda dei comparti.
Sono previste manifestazioni da Roma a Milano, da Bologna a Torino, da Firenze a Napoli e Palermo. Secondo l’USB, occorre “unire le proteste” e costruire una mobilitazione generale, per chiedere il controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni e una spesa pubblica orientata ai servizi sociali e non alle armi. Hanno risposto alla chiamata universitari, liceali, agricoltori, autotrasportatori, movimenti per la casa e centri sociali. L’attenzione sull’ordine pubblico è massima dopo le proteste degenerate in disordini il 17 ottobre scorso: accanto ai servizi di controllo del territorio e al dialogo con gli organizzatori sarà monitorato anche il mondo virtuale, per intercettare eventuali gruppi di violenti.