Un’Italia praticamente paralizzata dalle proteste, da Sud a Nord: questa è la fotografia del nostro Paese da ieri, 16 ottobre, giorno in cui vari manifestanti, studenti, docenti e lavoratori hanno deciso di scendere in piazza.
Tra le voci che si sono levate contro le devastazioni orchestrate da alcuni gruppi di giovani manifestanti c’è quella delle Consulte studentesche: “In questi giorni, alcune città italiane sono teatro di varie proteste di gruppi, che rappresentano una minoranza di studenti, che criticano le politiche del Governo, sotto lo slogan No Meloni Day. Molte scuole superiori di secondo grado sono state occupate e devastate, causando ingenti danni e facendo perdere diversi giorni di scuola agli studenti. L’episodio simbolo, però, è avvenuto a Roma: un corteo ha stazionato dinanzi al Ministero dell’Istruzione e del Merito, lanciando bombe carta, fumogeni ed altri oggetti contundenti, ferendo 18 poliziotti e carabinieri.
I manifestanti hanno scandito insulti e minacce contro il Ministro e altri esponenti politici e istituzionali.
Senza entrare nel merito dei motivi che hanno sollevato queste proteste, è giusto contestare il metodo con cui si sono svolte. Provare a far valere le proprie idee devastando intere scuole, minacciando esponenti di Governo e intimidendo tutti coloro che hanno deciso di non aderire alla protesta non è mai la strada giusta da intraprendere. Le piazze non sono fatte per essere deturpate, ma per essere un crocevia di idee da trasmettere ai rappresentanti degli studenti che, adempiendo ai loro doveri, saranno i primi a portare le istanze presentate nei tavoli in maniera collegiale e costruttiva.
Forti del consenso e del mandato conferitoci, rappresentiamo quegli studenti liberi che non accettano di essere fatti passare come i violenti che imbrattano, distruggono e arrecano danni a tutta la comunità scolastica. La nostra voce non può essere silenziata”, così su Instagram Alessandro Di Micco, portavoce nazionale Ufficio di Coordinamento Nazionale delle Consulte Studentesche
Ieri è stato il giorno dello sciopero proclamato dal sindacato Sisa per chiedere aumenti stipendiali, stop al precariato, assunzioni sui posti vacanti e più tutela per scuola e ambiente. Nel pomeriggio di ieri il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha diffuso i dati provvisori di adesione nazionale, aggiornati alle ore 16:00: il numero dei partecipanti è pari all’1,08%.
“Le manifestazioni studentesche organizzate oggi hanno registrato episodi di violenza, atti di vandalismo, insulti e minacce verso il Governo e le forze dell’ordine. Gesti inaccettabili per ogni sincero democratico e che nulla hanno a che vedere con la legittima espressione del dissenso.
Quanto accaduto si accompagna a danneggiamenti, in alcuni casi vere e proprie devastazioni, di edifici scolastici compiuti in occasione di occupazioni.
Tutto questo a fronte degli innegabili risultati ottenuti dal Governo, in costruttiva collaborazione con gli enti locali, nel risanamento e nel rinnovamento delle scuole, risultati che costituiscono la più grande opera di riqualificazione dell’edilizia scolastica della storia repubblicana, resa possibile non solo grazie ai fondi PNRR ma anche a significative risorse nazionali e strutturali e alle incisive misure di semplificazione burocratica. Noi costruiamo, altri distruggono”, così in una nota il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
“L’adesione allo sciopero del personale della scuola di oggi si è fermata all’1.08%, dato nazionale. E’ semplice: la quasi totalità del mondo scolastico apprezza ciò che il Ministro Valditara e la Lega hanno fatto in questi quattro anni per la scuola. Chi oggi ha sfruttato una protesta per creare disagi nelle città italiane, prendersela con le Forze dell’Ordine ed esprimere odio contro membri del Governo, non rappresenta migliaia di persone che ogni giorno mettono testa e cuore per formare ed accompagnare alla vita e al mondo del lavoro i nostri ragazzi. Non poteva che essere questa la migliore risposta che si potesse dare in una giornata in cui qualcuno ha solo usato un pretesto per creare tensioni”.
Lo dichiara la deputata della Lega e vicepresidente della commissione Cultura, Scienza e Istruzione Giorgia Latini.
Molti, come riporta Il Corriere della Sera, i cortei di protesta della scuola, con ragazzi anche giovanissimi (diversi incappucciati) che hanno creato tensioni anche con scontri con le forze dell’ordine.
A Torino lancio di pietre e bastoni contro la polizia, a Roma fumogeni e cassonetti ribaltati, a Bologna tafferugli davanti alla stazione. A Genova alcuni studenti partecipanti allo sciopero nazionale della scuola promosso dal movimento di Opposizione studentesca di alternativa (Osa) hanno messo due sagome del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara a testa in giù vicino ai bidoni della spazzatura lanciandogli contro delle uova.
“Facciamo come in Francia, rompiamo la scuola-caserma”. Si è aperto con questo striscione il corteo di protesta studentesco a Bari, che ha visto la partecipazione di circa 700 giovani delle organizzazioni “Cambiare Rotta” e “Osa”. La manifestazione barese rientra nelle iniziative organizzate nelle principali città italiane in occasione del “No Meloni day”, lo sciopero nazionale studentesco.
Come risulta da numerosi video, i manifestanti radunati davanti al Mim hanno lanciato insulti e minacce contro il Presidente Meloni e il Ministro Valditara, gettato petardi, danneggiato la bandiera italiana, scagliato bombe carta contro le forze dell’ordine, ferito e intossicato agenti con pietre, bottiglie di vetro, fumogeni, imbrattato monumenti.
Il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere – protetto da poliziotti e carabinieri schierati in tenuta antisommossa – è stato raggiunto, come riporta La Repubblica, da studenti che hanno urlato “noi da qui non ce ne andiamo” e “Valditara esci dal palazzo”.
A Napoli, in un istituto occupato, alcuni ragazzi sono entrati in scooter all’interno della palestra scolastica, appena rinnovata.
A Torino una scena è stata significativa: alcuni docenti hanno manifestato a fianco degli studenti tenendosi a braccetto. Un gesto che richiama le immagini delle proteste in Francia, dove alcuni docenti si sono disposti in una catena umana davanti agli studenti per proteggerli durante gli scontri con la polizia.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha detto la sua su X: “Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni”.
“Abbiamo studenti che lanciano pietre contro la polizia, quelli non sono studenti. Sono criminali e delinquenti, che è un’altra cosa”: così il vicepremier Matteo Salvini durante una conferenza stampa al Pirellone di Milano. Sulle proteste studentesche “da ministro dei Trasporti mi stanno aggiornando in tempo reale che in alcune città sono civili, colorate, festose e giustamente oppositive – ha aggiunto -, invece in altre città stanno trascendendo in scontri con la polizia, lancio di bottiglie, petardi, pietre, sassi, e a Bologna c’è anche un tentativo di occupazione dei binari. Poi con le bandiere rosse occupano i binari della stazione o ci provano e con le bandiere rosse chiedono le dimissioni del ministro perché i treni non passano da Bologna. Si mettessero d’accordo con se stessi – ha concluso -. Se occupi poi protesta contro te stesso, non protestare contro il ministro. Comunque siamo abituati a tutto, quindi è una bella giornata”.
“Esprimo piena solidarietà al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro Giuseppe Valditara per gli insulti e le minacce ricevuti, e vicinanza alle forze dell’ordine colpite durante gli scontri davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il diritto di manifestare merita rispetto, ma non può mai diventare un alibi per minacciare, aggredire e devastare. Chi ricorre alla violenza e oltraggia la bandiera italiana offende le istituzioni e l’intera comunità scolastica, a partire dagli studenti che esprimono le proprie idee pacificamente e chiedono di essere ascoltati”, questo quanto dichiara Paola Frassinetti, sottosegretaria all’Istruzione e al Merito.
Quanto accaduto oggi in tutta Italia per il cosiddetto ‘No Meloni Day’ è gravissimo e va condannato senza se e senza ma. Dalle bandiere italiane bucate con i petardi, ai fantocci del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro Giuseppe Valditara, appesi a testa in giù al grido di ‘uccidere il fascista non è reato’, uova lanciate contro le prefetture, cassonetti bruciati: abbiamo assistito a scene di violenza squadrista che nulla hanno a che vedere con il sacrosanto diritto di manifestare degli studenti.
È una deriva antidemocratica che offende la scuola, che dovrebbe essere luogo di educazione e rispetto, e offende il tricolore che appartiene a tutti gli italiani.
“Ora mi aspetto che qualche esponente dell’opposizione e la CGIL prendano immediatamente le distanze da questa violenza. Servono parole chiare di condanna. Perché chi alimenta ogni giorno un clima di odio parlando di regime e di fascismo, ha una responsabilità morale in quello che sta accadendo. Chi tace o minimizza davanti a queste violenze, di fatto le legittima”, così il senatore della Lega Roberto Marti, presidente della commissione Cultura e Istruzione.
Il MIDA ha espresso piena solidarietà alle Forze dell’Ordine e al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. “Da oltre vent’anni portiamo avanti battaglie per i diritti dei docenti e conosciamo bene il valore della protesta. Abbiamo manifestato anche nei momenti più difficili, sostenendo rivendicazioni legittime, senza mai considerare le Forze dell’Ordine nostre avversarie. Al contrario, abbiamo sempre trovato rispetto, disponibilità e, quando necessario, consigli preziosi per evitare gesti di cui avremmo potuto pentirci. Il diritto al dissenso non può mai giustificare violenza, intimidazioni o mancanza di rispetto verso le istituzioni”.
Condanniamo ogni tentativo di strumentalizzare gli studenti per finalità politiche e chiediamo a tutte le organizzazioni sindacali e studentesche di promuovere un confronto responsabile, prendendo nettamente le distanze da comportamenti inaccettabili. La scuola deve educare al pensiero critico, alla libertà e al rispetto. I giovani hanno diritto a protestare con la propria testa, non a diventare strumenti di contrapposizioni ideologiche. Noi del MIDA abbiamo sempre difeso le nostre ragioni con determinazione, senza dimenticare il rispetto per chi rappresenta lo Stato. La forza di una protesta sta nelle sue ragioni, non nella violenza”.
“Siamo al fianco degli studenti che oggi sono scesi in piazza per pretendere ciò che dovrebbe essere garantito a tutti: il diritto allo studio, scuole sicure e dignitose, un futuro che non sia un privilegio per chi può permetterselo. La loro protesta è la denuncia di un Paese che non solo ha smesso di investire nelle nuove generazioni, ma ha smesso proprio di ascoltarle. Condanniamo ovviamente gli episodi di violenza, ma chiediamo che il governo non si nasconda dietro singoli casi che fanno parte di una ritualità logora che ha come principale conseguenza quella di coprire le legittime rivendicazioni degli studenti. Da quattro anni Giorgia Meloni mortifica la scuola pubblica: settemila posti tagliati tra docenti e personale ATA, accorpamenti selvaggi che colpiscono soprattutto le aree interne e periferiche, meno risorse e più repressione. Marchette per le scuole private. Intanto, tra libri, trasporti e carovita, studiare costa sempre di più. E la risposta del governo è stata solo la propaganda sul tetto agli studenti stranieri. Meloni vuole portare la spesa in armi al 5% del PIL mentre quella in istruzione ristagna ben al di sotto di quella soglia e sotto la media europea. È una vergogna politica. E a questo si aggiunge l’incapacità che ha dimostrato questo governo nel cogliere le opportunità del PNRR. L’istruzione è la questione centrale del XXI secolo. E sarà la priorità assoluta del prossimo governo progressista: restituire centralità a una generazione tradita, ignorata e marginalizzata da Giorgia Meloni”, così la senatrice M5S Barbara Floridia.