Una mobilitazione per una scuola sicura, accessibile e capace di mettere davvero al centro studenti e studentesse. Oggi, 16 ottobre 2026, la Rete degli Studenti Medi si mobilita al fianco di studenti e studentesse in tutta Italia, da Nord a Sud, con scioperi e iniziative che – scrivono – stanno registrando una partecipazione molto ampia. Una mobilitazione diffusa e sentita, che attraversa le scuole del Paese e rilancia la campagna permanente “Generazione Fuoriclasse”: una generazione che non accetta di restare ai margini delle decisioni sul proprio futuro e che rivendica il diritto di essere ascoltata.
I rappresentanti del sindacato studentesco sostengono di essere scesi in piazza per chiedere scuole sicure, un diritto allo studio realmente garantito, più personale scolastico e maggiori tutele per chi ogni giorno vive e lavora negli istituti. La Rete si mobilita contro il caro studio e il caro vita, che rendono sempre più difficile per tante persone proseguire il proprio percorso formativo, e contro il Decreto legge Scuola e il Disegno di legge Valditara, che contesta perché ritiene non rispondano ai bisogni reali delle comunità studentesche. Al centro l’idea di una scuola pubblica che investa nelle persone, rimuova gli ostacoli economici e sociali e metta davvero al centro chi la vive ogni giorno.
“Oggi le scuole di tutta Italia stanno dimostrando che la nostra generazione non ha intenzione di restare in silenzio. Gli scioperi studenteschi che stanno attraversando il Paese sono partecipatissimi e raccontano una necessità concreta: quella di riprenderci il nostro spazio, di far sentire la nostra voce e di rivendicare una scuola diversa. Non siamo disposti ad accettare che la sicurezza, il diritto allo studio e il benessere di studenti e studentesse vengano trattati come questioni secondarie. La scuola è un diritto, non un privilegio, e pretendiamo che questo principio si traduca in scelte e investimenti concreti”, dichiara Angela Verdecchia, Coordinatrice Nazionale della Rete degli Studenti Medi.
La mobilitazione italiana si inserisce in un clima più ampio di partecipazione e protesta giovanile, seguendo l’onda delle mobilitazioni dei coetanei in Francia e Spagna. Anche in Italia studenti e studentesse stanno tornando a occupare lo spazio pubblico, a costruire partecipazione e a rivendicare il proprio ruolo nelle scelte che riguardano il presente e il futuro della scuola. “Con ‘Generazione Fuoriclasse’ vogliamo costruire una mobilitazione permanente, capace di andare oltre la singola giornata di sciopero e di dare continuità alle rivendicazioni che arrivano dalle scuole. Il caro studio, il costo della vita, la mancanza di tutele e le condizioni in cui troppo spesso siamo costretti a studiare non sono problemi individuali: sono questioni politiche e collettive, che richiedono risposte strutturali. Le decisioni sulla scuola non possono essere prese senza ascoltare chi la attraversa ogni giorno. Vogliamo essere protagonisti del cambiamento, non spettatori di riforme calate dall’alto”, prosegue Verdecchia.
La giornata di mobilitazione di oggi rappresenta una tappa fondamentale di un percorso che non si ferma. La mobilitazione convergerà domani, 17 ottobre 2026, a Roma, in occasione dello sciopero studentesco nazionale all’interno della manifestazione della Via Maestra, per portare nella capitale le voci, le richieste e le esperienze delle studentesse e degli studenti che in queste ore stanno animando le proteste in tutto il Paese. “Domani porteremo a Roma la forza di una generazione che vuole contare davvero. Da Nord a Sud, le nostre rivendicazioni sono unite dalla stessa convinzione, quella per cui una scuola migliore è possibile, ma servono ascolto, risorse e diritti garantiti. ‘Generazione Fuoriclasse’ è il nostro modo di dire che non aspetteremo che qualcun altro decida per noi”.
“Continueremo a mobilitarci oggi, domani e fino al 20 novembre nelle scuole e nelle piazze, finché il diritto allo studio, la sicurezza e la dignità di chi studia non saranno priorità concrete. La scuola è nostra, il futuro ci riguarda e vogliamo essere parte attiva nel costruirlo”, conclude la coordinatrice nazionale.