Oggi giovedì 7 maggio, si è svolto lo sciopero generale nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Due cartonati raffiguranti i ministri Valditara e Bernini sfilano tra i cortei, accompagnati da striscioni diretti: “Valditara nemico del popolo”, “Valditara il tempo è scaduto”, e la richiesta di “dare una sveglia” alla titolare dell’Università. È l’immagine simbolo di una giornata di mobilitazione che il 7 maggio porta in piazza studenti, docenti e sindacati in decine di città italiane. Al centro della protesta dei docenti la riforma degli istituti tecnici.
La segretaria generale della FLC CGIL, Gianna Fracassi, ha detto che la protesta non si ferma: “Lo sciopero di oggi ha fatto registrare un’adesione significativa e una partecipazione straordinaria di lavoratrici e lavoratori nelle piazze di tutto il Paese, confermando la netta contrarietà del personale a una riforma degli istituti tecnici imposta senza un reale confronto con il mondo della scuola”.
“Per quanto ci riguarda, – sottolinea la dirigente sindacale – la mobilitazione non si ferma qui. Il personale della scuola chiede il ritiro della riforma e non si accontenterà di interventi parziali o di operazioni di facciata”.
“Per questo proseguiremo nelle prossime settimane con ulteriori iniziative di lotta, a partire dal blocco delle attività aggiuntive, fino ad arrivare alla sospensione delle adozioni dei libri di testo e al blocco degli scrutini. Continueremo a sostenere, con determinazione, le ragioni della scuola pubblica, della dignità del lavoro e della partecipazione democratica alle scelte che riguardano il sistema di istruzione”, ha concluso Fracassi.
Nel frattempo, a seguito dello stato di agitazione proclamato da CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS, Gilda degli Insegnanti e ANIEF per ieri martedì 6 maggio, alle ore 12, è stato convocato il primo incontro del tavolo ministeriale che dovrà affrontare la questione.
Il tentativo di conciliazione tra Mim e Flc Cgil in merito alla riforma ha avuto esito negativo dopo il tentativo dello scorso 27 aprile. Da qui la proclamazione dello sciopero.
La FLC CGIL, pur prendendo atto di alcuni avanzamenti registrati a partire dal 9 aprile 2026 e del parziale recepimento delle indicazioni formulate dal CSPI, ha espresso una valutazione complessivamente negativa delle misure prospettate dall’Amministrazione, ritenute insufficienti in quanto limitate al solo primo biennio e fondate su soluzioni temporanee che non intervengono in modo strutturale sull’impianto della riforma.
La FLC CGIL ha confermato pertanto la richiesta di ritiro e in subordine di rinvio dell’applicazione della riforma degli istituti tecnici, l’istituzione di una nuova commissione di studio con la presenza delle parti sociali e sollecita l’apertura di una fase di confronto approfondito finalizzata a una revisione complessiva del riordino, che garantisca stabilità nell’assegnazione delle ore alle discipline e alle relative classi di concorso, nonché la tutela dell’occupazione per il personale a tempo indeterminato e determinato e della qualità del sistema di istruzione.
Con un comunicato il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha reso noto l’esito dell’incontro: “Si è convenuto, in continuità con i provvedimenti amministrativi già adottati e fortemente voluti dal Ministro Valditara per il prossimo anno scolastico, che si procederà, nel rispetto degli obiettivi della riforma e della garanzia della qualità dell’offerta formativa, ad introdurre anche una modifica normativa, a regime, diretta a ridefinire la quota riservata alle istituzioni scolastiche con la finalità di assicurare la stabilità dell’organico e la tutela delle discipline”.
A questo primo incontro, del quale è stato redatto un verbale, ne seguiranno altri che saranno oggetto di successive convocazioni, data la complessità della materia in discussione. “Siamo molto soddisfatti dei risultati che abbiamo raggiunto con la nostra azione – affermano i rappresentanti delle organizzazioni sindacali presenti al tavolo – grazie alla quale abbiamo già ottenuto che non ci siano soprannumerari nell’anno di avvio della riforma, ma che adesso ci consente di lavorare direttamente ad altre indispensabili modifiche normative”.
“Non solo quelle legate alla revisione di atti amministrativi, come il DM 29 sui quadri orari, ma anche quelle per cui servono interventi di legge, nelle sedi e con i tempi che questi richiedono. Il tavolo di confronto avviato oggi va proprio in questa direzione, per individuare puntuali modifiche al DL 144/2022 da tradurre in atti legislativi conseguenti. Un’azione sindacale condotta con realismo e senza inutili velleitarismi sta dando ancora una volta i suoi frutti positivi”, concludono.