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16.09.2026

Scuola come laboratorio di libertà: l’esperienza della maestra e pedagogista Idana Pescioli, se ne parlerà in un convegno il 28 settembre

A dieci anni dalla scomparsa, la Fondazione Idana Pescioli ETS ricorda a Pontedera la maestra, pedagogista e ricercatrice che dedicò una vita alla scuola, alla centralità dell’infanzia e alla cultura della nonviolenza

A dieci anni dalla scomparsa di Idana Pescioli, il suo pensiero torna al centro di una giornata di riflessione dedicata all’attualità della sua esperienza educativa. Lunedì 28 settembre, alle 16.45, la Fondazione Idana Pescioli ETS organizza nella propria sede di Pontedera, in via Mazzini 112 D/E, il convegno “L’attualità del pensiero di una maestra e pedagogista del ’900”. Per partecipare è necessaria la prenotazione.

All’incontro interverranno Irene Zoppi e Valentina Pedani, collaboratrici tecniche di ricerca di INDIRE. L’appuntamento vuole essere un’occasione per tornare a interrogarsi su alcuni dei temi che hanno attraversato tutta la vita di Pescioli: il ruolo della scuola nella formazione democratica, la partecipazione dei bambini, la ricerca come strumento didattico, il rapporto tra scuola e territorio e l’educazione alla libertà e alla nonviolenza.

Nata a Pelago nel 1922 e scomparsa a Firenze nel 2016, Idana Pescioli è stata insegnante, pedagogista, ricercatrice e poetessa. La sua attività si è sviluppata per oltre mezzo secolo tra scuola, università, ricerca pedagogica e impegno culturale, con una particolare attenzione alla scuola di base e all’infanzia.

Una scuola per formare cittadini

Pescioli iniziò a insegnare nel 1948 a Settignano, sulle colline fiorentine. Erano gli anni della nascita della Repubblica e nella sua esperienza educativa la scuola diventò fin da subito un luogo nel quale sperimentare concretamente i valori della democrazia.
La libertà, nella sua concezione, non era semplice assenza di vincoli, ma possibilità di partecipare, esprimersi e assumere responsabilità all’interno della comunità scolastica. Da questa impostazione maturò una delle sue convinzioni più forti: la scuola dell’infanzia è la “prima scuola”, un luogo educativo fondamentale nel quale si pongono le basi del linguaggio, del pensiero, della creatività e della convivenza sociale.

Anche i bambini più piccoli potevano essere considerati soggetti attivi della ricerca e della cultura. Attraverso l’osservazione dell’ambiente, il gioco, le arti, le scienze e il lavoro di gruppo, potevano elaborare proprie rappresentazioni della realtà e contribuire alla costruzione di percorsi condivisi.

Dalla Scuola Attiva alla ricerca

Negli anni Cinquanta Pescioli entrò in contatto con alcune delle principali esperienze pedagogiche innovative del tempo, confrontandosi anche con figure come Pierre Bovet, Maria Montessori e Célestin Freinet. A Firenze contribuì alla diffusione dei movimenti della Scuola Attiva, partecipando alle attività della Cooperativa della Tipografia a Scuola, del Movimento di Cooperazione Educativa e dei CEMEA.
Parallelamente sviluppò una intensa attività di ricerca. Dal 1953 al 1962 si concentrò soprattutto sui processi di apprendimento nella scuola di base; negli anni successivi approfondì i problemi della comunicazione e della gestione sociale della scuola, per dedicarsi poi a questioni interdisciplinari.

Il rapporto tra teoria e pratica diventò uno dei tratti distintivi del suo lavoro. Nel 1966, mentre era docente di Storia della Scuola e di Metodologia Didattica all’Università di Firenze, costituì il GUSIAS – Gruppo Universitario Studenti Insegnanti per l’Aggiornamento attraverso la Sperimentazione.
L’obiettivo era mettere in comunicazione università e scuola, ricerca e pratica quotidiana. Studenti, insegnanti e bambini venivano coinvolti in percorsi di ricerca e sperimentazione didattica, costruendo una formazione strettamente legata all’esperienza concreta.

Educare alla libertà e alla nonviolenza

Un’altra dimensione centrale del pensiero di Pescioli fu il rapporto tra educazione e nonviolenza. Nel 1961 partecipò alla prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi, promossa da Aldo Capitini, avvicinandosi successivamente al Movimento Nonviolento.
La nonviolenza, nella sua prospettiva, non riguardava soltanto i grandi conflitti internazionali, ma doveva diventare un metodo concreto di relazione nella scuola: un modo diverso di affrontare i problemi, costruire conoscenza e riconoscere i bambini come portatori di diritti e capacità.
Negli anni Ottanta diede vita al notiziario Bambini=Nonviolenza, divenuto poi Libertà=Nonviolenza, strumento per documentare e diffondere una cultura educativa fondata sulla partecipazione e sulla cooperazione.

I bambini come produttori di cultura

Tra gli aspetti più originali della sua ricerca c’è l’attenzione alle produzioni infantili. Disegni, dipinti, testi, “libroni”, progetti e altri materiali realizzati dai bambini non erano semplici esercizi scolastici, ma documenti capaci di mostrare processi di conoscenza e forme originali di elaborazione culturale.
Negli anni Ottanta, Novanta e Duemila Pescioli organizzò numerose mostre e incontri interdisciplinari nei quali vennero presentati i risultati delle esperienze condotte nelle scuole di Firenze e della Toscana. Migliaia di bambini furono coinvolti in progetti dedicati all’ambiente, alle arti, alle scienze, alla pace, alla città e al rapporto tra reale e virtuale.

Nel 1986, nell’ambito delle iniziative legate a Firenze capitale europea della cultura, una grande esposizione all’Istituto degli Innocenti raccolse produzioni di bambini e bambine dai 3 agli 11 anni provenienti da diverse scuole toscane. La mostra divenne poi itinerante.
Il principio era quello di una scuola che non si limitasse a trasmettere una cultura già confezionata, ma mettesse i bambini nelle condizioni di elaborare conoscenze, linguaggi e forme di espressione proprie.

Una memoria ancora viva

Nel 2004 Pescioli diede vita alla Fondazione Idana Pescioli, costituita formalmente a Firenze nel 2005, con l’obiettivo di conservare e rendere consultabile il patrimonio di studi, documenti e materiali prodotti durante la sua attività di ricerca pedagogico-didattica.
Oggi la Fondazione continua a operare nei settori dell’istruzione e della formazione, della pedagogia e della didattica innovativa, della ricerca scientifica e della promozione di una cultura dell’inclusione e della nonviolenza.
Tra le sue pubblicazioni figurano Costruire percorsi innovativi (1984), La scuola dell’utopia ovvero il Progetto Partecipato (2001), Vivere libertà e non violenza nella scuola di tutti (2014) e Meditazioni laiche nei tempi (2017).

A dieci anni dalla sua morte, ricordare Idana Pescioli significa dunque tornare a una domanda fondamentale: che cosa deve essere la scuola? Per Pescioli era innanzitutto un luogo di ricerca, relazione e partecipazione, nel quale bambini e adulti potessero costruire conoscenza insieme e nel quale libertà, democrazia e nonviolenza non fossero soltanto valori dichiarati, ma pratiche quotidiane.
È questa eredità, fatta di ricerca, sperimentazione e fiducia nelle capacità dell’infanzia, il punto di partenza del convegno in programma lunedì 28 settembre a Pontedera.

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