La scuola e la società civile non possono più sottovalutare i recenti fatti di cronaca e, soprattutto, ignorare le contraddizioni, le ambivalenze e il dramma di alcune libertà che, spesso, conducono a facili straripamenti e all’abbattimento dei bastioni elevati a difesa delle stesse libertà.
Diverse volte ho detto e ripetuto ai miei studenti di non considerare la libertà esclusivamente come un mezzo per ammobiliare il cervello e farlo affogare nella difesa del capriccio personale. Per vivere secondo la logica della libertà, i ragazzi hanno bisogno, oggi più di ieri, di una legge chiara e di una autorità forte e distinta che sia l’interprete di valori alti capaci di convogliare le libertà e le volontà individuali verso il bene comune.
In questa prospettiva, l’autorità che, a seconda delle diverse situazione utilizza e applica gli strumenti dell’educazione, della prevenzione e della responsabile repressione, non è qualcosa di esterno all’uomo o contro l’uomo, ma è la sua stessa profonda volontà fatta cosciente, è la volontà vera della sua natura. L’autorità è, dunque, la migliore tutela delle libertà individuali contro forze irrazionali che generano solo violenza e disordini.
Essere libero non significa agire senza legge, non dipendere da nulla e da nessuno. Nessuna persona al mondo può essere libera in questo senso e godere di questa licenza.
In pedagogia come in politica, l’ossequio alle norme è la più alta liberazione dell’uomo dalle schiavitù e dai drammi che lo opprimono, è il più valido contributo alla formazione di personalità coscienti, sapienti e moderate.
La situazione della civiltà e della convivenza nel mondo contemporaneo, con le sue lacerazioni e con gli immani pericoli, richiede un adeguato concetto della persona e ci invita ad avviare una verifica ferma, umile e sicura per assicurare a tutti equilibrio, moderazione, pace e giustizia.
È forse arrivato il tempo di rivedere ponderatamente il concetto di libertà, tenendo nel giusto conto l’imponderabile variante dell’esistenza che è il cuore e che oggi, purtroppo, è come acqua sull’asfalto della coscienza.
Nei dolorosi contrasti dell’esistenza menti agitate da un narcisistico orgoglio e dall’infatuazione titanica del tutto è permesso, trascinano l’uomo nel vortice di deliranti violenze. Da alcune ideologiche manifestazioni di libertà derivano, purtroppo, i dolori e le disgrazie più strazianti, mentre dal rispetto autentico della libertà nasce la premessa d una maggiore gioia.
Il diagramma dell’azione pedagogica deve essere simile ad un diminuendo musicale dove educazione, prevenzione e responsabilità, richiamano ogni uomo alla gravità del dovere di difendere la libertà che è un dono tanto mirabile e prezioso, quanto rischioso e impegnativo.
Oggi, spesso, la libertà altrui è sacrificata sull’altare della libertà propria dove l’altro diventa tasto di un pianoforte pronto ad essere usato secondo il proprio estro velleitario.
Bontà e cattiveria, mansuetudine e crudeltà, vizio e virtù, fatalità e responsabili libertà, si alternano nell’esistenza, lacerandola in situazione incomprensibili in cui risalta il dramma della vita scissa tra bene e male. Il dramma delle relazioni violente, ben lontane da una amorevole solidarietà, diventa il dramma dell’esercizio virtuoso o malvagio della libertà.
Tutta la sapienza pedagogica e la sapienza politica consistono nel saper adeguatamente stimolare, come fa la madre che, a mano a mano che il bambino impara a camminare, a mangiare ed a governarsi da sé si ritira, le energie nascenti.
Tutto è permesso in nome della libertà. Molti rifiutano il paradiso dell’autorevole dolce rispetto e, sedotti dal geometrico ragionamento di poter dare ordine e significato alla vita altrui con la forza della propria libertà, si arrogano il diritto di contrastare ogni tentativo di resistenza ai propri empi progetti.
Difesa della libertà individuale non può essere difesa del capriccio personale. La pedagogia è opera esclusiva d’amore e solo la libertà di amare vincola tutti ad un radicale rispetto per la vita e ad un coraggioso e cosciente ossequio alla legge.
Fernando Mazzeo