Registrati
08.05.2026
Aggiornato il 20.10.2026 alle 09:02

Scuola, i compiti a casa? Ci pensa ChatGPT. Censis: i genitori non riescono ad opporsi alle “furberie” digitali dei figli

Cresce l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nello studio quotidiano dei nostri giovani. Il dato è presente nel Rapporto del Censis “Essere genitori oggi. Valori e significati della genitorialità nella società italiana”, presentato a Roma il 7 Maggio: dallo studio emerge che il 32,5% dei genitori dichiara di avere almeno un figlio che svolge i compiti con l’aiuto di strumenti di IA generativa come ChatGPT, Grok o Gemini.

E la scuola come reagisce? Il problema non è di poco conto. Se, infatti, da una parte l’intelligenza artificiale viene considerata una risorsa utile a migliorare il livello delle spiegazioni, da parte dei docenti, e dei compiti e per il supporto allo studio, dall’altra emergono non pochi dubbi sul rischio di ridurre autonomia, spirito critico e capacità di elaborazione da parte dello studente.

Il problema non riguarda tanto l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in sé, quanto l’assenza di una vera alfabetizzazione digitale. In molti casi studenti e famiglie utilizzano strumenti avanzati senza conoscere pienamente rischi, affidabilità, gestione delle fonti, limiti e funzionamento degli algoritmi.

Per questo motivo, non poche scuole stanno iniziando a introdurre percorsi di educazione digitale e formazione sull’uso consapevole dell’IA, con i genitori degli alunni che vestono anche la figura di “allievi”.

I nuovi dati del Censis si collegano direttamente a quelli emersi durante la ricerca dell’Asp Isma sulle dipendenze digitali nel Lazio, attraverso la quale è stato evidenziato come l’83% dei minori utilizzi abitualmente uno smartphone e come molte famiglie dichiarino difficoltà nel gestire tempi, regole e conflitti legati alla potente tecnologia interattiva.

La verità è che entrambe le indagini mostrano una realtà ormai palese: il digitale non rappresenta più solo uno strumento a disposizione degli “attori” scolastici, ma un’area dentro la quale giovani, genitori e corpo docente costruiscono relazioni, apprendimenti e identità.

La questione non riguarda quindi solamente il tempo trascorso davanti allo schermo, ma l’incapacità della società, a partire dai genitori, di accompagnare bambini e adolescenti verso un utilizzo consapevole della tecnologia moderna sempre più invasiva.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate