Cresce l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nello studio quotidiano dei nostri giovani. Il dato è presente nel Rapporto del Censis “Essere genitori oggi. Valori e significati della genitorialità nella società italiana”, presentato a Roma il 7 Maggio, dal quale risulta che il 32,5% dei genitori dichiara di avere almeno un figlio che svolge i compiti con l’aiuto di strumenti di IA generativa come ChatGPT, Grok o Gemini.
Si tratta di una trasformazione che sta cambiando profondamente il mondo scolastico. Se da una parte l’IA viene considerata una risorsa utile per spiegazioni, riassunti e supporto allo studio, dall’altra emergono dubbi sul rischio di ridurre autonomia, spirito critico e capacità di elaborazione personale.
Secondo diversi esperti del settore educativo, il problema non riguarda tanto l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in sé, quanto l’assenza di una vera alfabetizzazione digitale. In molti casi studenti e famiglie utilizzano strumenti avanzati senza conoscere pienamente rischi, limiti e funzionamento degli algoritmi.
Per questo motivo, non poche scuole stanno iniziando a introdurre percorsi di educazione digitale e formazione sull’uso consapevole dell’IA, con i genitori degli alunni che vestono anche la figura di “allievi”.
I nuovi dati del Censis si collegano direttamente a quelli emersi durante la ricerca dell’Asp Isma sulle dipendenze digitali nel Lazio, attraverso la quale è stato evidenziato come l’83% dei minori utilizzi abitualmente uno smartphone e come molte famiglie dichiarino difficoltà nel gestire tempi, regole e conflitti legati alla tecnologia.
La verità è che entrambe le indagini mostrano una realtà ormai evidente: il digitale non rappresenta più soltanto uno strumento, ma uno spazio quotidiano dentro cui ragazzi, famiglie e scuola costruiscono relazioni, apprendimenti e identità.
La questione non riguarda quindi solamente il tempo trascorso davanti allo schermo, ma l’incapacità della società, a partire dai genitori, di accompagnare bambini e adolescenti verso un utilizzo consapevole della tecnologia.
In una generazione sempre più connessa, la vera sfida educativa sembra essere trovare un equilibrio tra innovazione, libertà digitale e tutela del benessere psicologico delle nuove generazioni.