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Scuole paritarie. Quante davvero stanno chiudendo

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webaccademia 2020
Ho letto con attenzione e partecipazione l’accorata “riflessione sulle scuole paritarie” di Sr. Laura Mancinelli, pubblicata il 12 giugno sul sito di TdS.
Alcune riflessioni e puntualizzazioni possono essere utili, necessarie anche doverose.
Chi sono gli esperti?
Scrive l’autrice nella sua nota: “Il Parlamento nel Dl Rilancio sa che oggi serve 1 Mld di euro …. Questa operazione serve per scongiurare la chiusura del 30% di scuole paritarie, la migrazione di 300 mila allievi nella scuola statale con un costo per in cittadini di 2,4 Mld come dimostra lo studio scientifico pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni”.
Accantoniamo, almeno per il momento, ogni dubbio o sospetto sull’esattezza dei calcoli dell’Istituto Bruno Leoni che hanno avuto come risultato 1 mld necessario per le scuole private paritarie, che sono soprattutto (peri tre quarti) scuole dell’infanzia, e 3 mld per le scuole statali (anche se le prime sono pari al 10% delle seconde).
La questione non ancora chiarita riguarda su quali ipotesi e dati (input) ha operato l’Istituto Bruno Leoni, in sigla IBL.
Si può infatti leggere a pag. 3/6 del documento “Proposta: una scuola per tutti” pubblicato dall’IBL, in data 5 maggio 2020, a firma di Anna Monia Alfieri e Carlo Amenta, quanto segue: “In base ad alcune valutazioni di esperti del settore, almeno un terzo delle scuole paritarie del Paese potrebbe non riaprire a settembre. Il drastico peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie italiane comporterà una forte riduzione della capacità di spesa, incluse le spese per istruzione. In particolare, gli studiosi del settore stimano che circa un terzo degli studenti attualmente iscritti alle scuole paritarie non potranno proseguire e dovranno iscriversi nelle scuole statali”.
Perciò il documento IBL è privo di qualsiasi indicazione sull’identità degli esperti citati, su quali siano le valutazioni da loro effettuate e quali dati e indicazioni ne siano il fondamento. C’è anche da osservare che i dati di partenza dell’IBL (cioè 30% di scuole, 300 mila studenti, 2,4 mld) erano in circolazione già da prima del 5 maggio. E che se questi non risultassero solidi e veritieri potrebbero inficiare le indicazioni dell’IBL poi fornite, come sembra, a Parlamento, Governo, Ministeri dell’Istruzione e del Bilancio.
“Le paritarie cadono come birilli”
Subito dopo l’approvazione, il 6 giugno, in extremis del Decreto Scuola, sono ripresi rinforzati gli allarmi lanciati dalle scuole paritarie; si poteva perfino leggere “Il Decreto Scuola è legge e le paritarie cadono come birilli”; allarmi conseguenti ai richiamati dati (30% di scuole ecc.) provenienti dalle valutazioni degli esperti ancora ignoti del settore.
Passando da previsioni e allarmi ai fatti concreti e verificati, ad oggi la situazione delle paritarie appare, per fortuna, meno preoccupante.
Già il 9 giugno sull’Avvenire il rischio chiusura paritarie veniva ridimensionato da 4.000 a solo 1.000; poi il 10 giugno, ancora l’Avvenire, riportava che “La Fism della Lombardia, prima dell’emergenza Covid, aveva già ricevuto notizia che il prossimo anno altre sedici realtà non avrebbero riaperto”; ora in Lombardia le paritarie dell’infanzia sono oltre 1.300 e 16 scuole chiudende corrispondono all’uno percento; se anche questa previsione risultasse moltiplicata per cinque, estendendola a tutt’Italia, si avrebbe la chiusura di 200 scuole paritarie e non 4.000 o 1.000; una situazione certamente più gestibile.
Quasi a conferma, è di ieri 11 giugno, la notizia data da Fabio Rampelli (FdI) che da aprile scorso hanno confermato la chiusura per settembre “solo” 10 scuole paritarie.
Infine c’è da non trascurare il fatto che alcune paritarie chiuderanno per motivi diversi dalla ridotta capacità economica delle famiglie e perciò per motivi non rimediabili, quali: il calo di iscritti conseguente a denatalità, il fatto che le suore anziane devono rinunciare per motivi d’età, e il fatto che per carenza di vocazioni le stesse suore anziane non possono essere sostituite da suore novizie che non ci sono.
Vincenzo Pascuzzi
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