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Se l’Italia stagna è anche colpa dei sindacati

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Ci sono anche i sindacati tra i motivi che farebbero stagnare l’Italia. A sostenerlo è stato il 28 marzo il governatore di Bankitalia Ignazio Visco rifacendosi alle parole di Guido Carli, durante la celebrazione del centenario della nascita dell’economista alla Luiss. “Rigidità legislative, burocratiche corporative, imprenditoriali, sindacali, sono sempre la remora principale allo sviluppo del nostro paese”. Visco ha poi aggiunto che sarebbe arrivato il  momento di sciogliere quei “lacci e lacciuoli” derivanti dalla rigidità di imprese e sindacati.

Le parole del numero uno della Banca d’Italia ha scatenato immediate reazioni tra i rappresentanti dei lavoratori. Ad iniziare dai segretari generali. Secondo il leader della Cisl Raffaele Bonanni “ci sono alte autorità che spesso parlano a vanvera”. Bonanni ha aggiunto che “non si può fare di ogni erba un fascio”. E che ”se il governatore di Banca Italia Ignazio Visco, con tutto il rispetto vuole davvero rendere un servizio al paese dovrebbe parlare con coraggio e trasparenza della responsabilità delle banche nella crisi economica che ha investito in questi anni il nostro paese”. Riferendosi ai rappresentanti del sistema bancario, Bonanni ha concluso dicendo che ”guardassero ogni tanto al loro interno e riflettessero sulle loro responsabilità invece di scaricarle in questa sorta di modismo, su imprese e sindacati”.

Anche il segretario della Cgil Susanna Camusso ha replicato al governatore di Bankitalia: “Mi sembra un riproporre ricette che hanno già mostrato il loro fallimento”.

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Sulle parole di Visco è intervenuto anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, impegnato nel convegno del suo sindacato: “faccia autocritica” per aver fatto con la Bce politiche di austerità che ci hanno portato a una disoccupazione giovanile del 50% mentre gli altri, Usa e Giappone, stampavano denaro. Questo signore – ha detto ancora Angeletti – dovrebbe rispondere a una banale domanda: perché queste scelte di consolidamento dei bilanci hanno prodotto più danni che in Usa e Giappone dove le banche centrali hanno stampato moneta? Abbiamo troppi disoccupati, stampiamo moneta e diamo benzina al motore”.

“Bankitalia – ha aggiunto – partecipa alla Bce, con questa politica, anche eliminando gli sprechi e facendo le riforme, non faremo strada. Se fanno politiche che portano la disoccupazione giovanile al 50% forse una qualche forma di autocritica la vorremmo sentire soprattutto se propedeutica a un grande cambiamento”.

Al momento, dal mondo dell’istruzione non arrivano commenti alle parole di Visco. Ma ci sono quelle piccate del segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima, alle accuse di conservatorismo nei confronti sempre dei sindacati lanciate ieri dal ministro Giannini nel presentare le Linee programmatiche del suo dicastero.

“La sfida del cambiamento siamo pronti a raccoglierla e a rilanciarla”, ha detto Scrima. Sostenendo che l’appartenenza sindacale, “almeno per quanto riguarda il sindacalismo confederale, si accompagna sempre a livelli alti di motivazione e di impegno professionale”.

“Se così non fosse, la scuola italiana – sottolinea il leader di comparto della Cisl – non sarebbe andata avanti in questi anni come ha potuto fare, grazie al lavoro svolto in condizioni di crescente difficoltà e disagio da persone capaci di dare molto più di quanto abbiano ricevuto. Essere sindacalizzati è stato in questo senso un valore, non un limite”.

Scrima giudica le indicazioni programmatiche esposte dalla ministra “in gran parte apprezzabili per le buone intenzioni manifestate, ma piuttosto vaghe nell’indicare gli obiettivi nonché gli strumenti e i tempi necessari per realizzarli”. Osserva quindi che “l’affermata necessità di valorizzare l’autonomia delle scuole dotandole di organici adeguati e funzionali non trova rispondenza nelle rigidità con cui l’Amministrazione sta procedendo al varo degli organici 2014-15 in termini di mera conferma dell’esistente”.

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