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Semestre filtro di Medicina, la protesta di due biologhe: “Già laureate, ma costrette ai quiz”

Due studentesse di Napoli, entrambe laureate magistrali in Biologia e abilitate alla professione, hanno consegnato in bianco i test del cosiddetto semestre filtro per l’accesso a Medicina. Un gesto di protesta, accompagnato da una lettera indirizzata alla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Non possiamo essere giudicate due volte sulle stesse materie”, denunciano.

Come riportato da Fanpage, Lina e sua figlia Federica hanno una storia accademica e personale che parla di determinazione. Dopo una vita di lavoro e sacrifici, la madre ha conseguito prima la laurea triennale, poi quella magistrale in Biologia, insieme alla figlia. Entrambe si sono abilitate alla professione di biologa e iscritte all’albo regionale. “Lo studio è un nostro diritto. Abbiamo già sostenuto esami di Chimica, Biologia, Fisica e Biochimica con programmi più estesi e in forma orale. Perché dobbiamo rifarli?”, chiedono nella lettera.

Il nuovo sistema del semestre filtro, introdotto in sostituzione del vecchio test d’ingresso, prevede frequenza di corsi e tre prove a quiz sulle materie di base. Solo con almeno 18/30 in tutti e tre gli esami si accede alla graduatoria. Una soglia che, alla prima applicazione nazionale, ha prodotto meno idonei del previsto, spingendo il ministero ad allargare i criteri. Paradossalmente, denunciano le due studentesse, potrebbero entrare candidati con uno o due esami superati, mentre loro – già formate e specializzate – risultano non idonee perché hanno rifiutato di sostenere nuovamente le prove.

La loro contestazione tocca un punto delicato: il riconoscimento dei percorsi già svolti e il principio di non ripetizione di esami equivalenti. “In qualunque università, un esame superato non si rifà. Perché qui sì?”, scrivono, definendo la procedura una contraddizione rispetto ai criteri di equità e inclusione richiamati dallo stesso ministero.

Il caso apre una questione più ampia: come conciliare le esigenze di selezione con il rispetto delle competenze pregresse e dei diritti degli studenti? Le biologhe chiedono una risposta chiara: “Abbiamo i requisiti per continuare a studiare e contribuire domani al Servizio sanitario. Perché negarci questa possibilità?”.

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