Breaking News
Aggiornato il 08.01.2026
alle 18:06

Semestre filtro medicina, la denuncia: “Decreti ministeriali illegittimi e regole cambiate a giochi fatti”

Redazione

Non si placano le polemiche sul semestre filtro di medicina. Dopo le contestazioni degli studenti al ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini – e la piccata risposta della stessa – arrivano nuove critiche ai decreti ministeriali attuativi, approvati nelle scorse ore. Ad avanzarle è il Comitato “Medicina Senza Filtri”, composto da Studio Legale Leone-Fell, Radicali Italiani, Dispenso Academy, Associazione Acquirenti e Associazione Intesa Universitaria, che evidenzia come tali atti amministrativi “abbiano di fatto modificato la legge delega e il decreto legislativo istitutivo, violando la gerarchia delle fonti e alterando le regole dopo lo svolgimento delle prove”.

Le critiche ai decreti attuativi

“I decreti”, scrive il comitato, “non si limitano a una mera attuazione tecnica, ma riscrivono l’impianto normativo fissato dalla legge delega n. 26/2025 e dal decreto legislativo. Un principio basilare dello Stato di diritto impone che un decreto ministeriale non possa modificare una legge o un decreto legislativo. Eppure, con questi provvedimenti: vengono introdotti vincoli e condizioni non previsti dal legislatore; si cambiano le regole in corsa; si violano interessi legittimi degli studenti senza adeguata base legislativa in violazione di basilari principi costituzionali“.

“Garantire parità di trattamento”

“Le nuove disposizioni”, si legge ancora, “sono state introdotte dopo lo svolgimento delle prove, incidendo retroattivamente sugli esami già sostenuti e sulle modalità di accesso alla graduatoria. Una scelta che lede gli studenti e contrasta con i principi di uguaglianza, ragionevolezza e certezza del diritto. Un’altra grave criticità riguarda il tema del recupero dei debiti formativi. La normativa primaria prevedeva criteri uniformi e nazionali per garantire parità di trattamento“.

“Graduatori lesiva del principio di uguaglianza”

“I decreti ministeriali”, prosegue il comitato, “abbandonano esami omogenei nazionali e demandano il recupero alle singole università, con modalità diverse, nemmeno specificate. Ne deriva una frammentazione incompatibile con una graduatoria nazionale e lesiva del principio di uguaglianza. Le conseguenze sono immediate: a parità di debito formativo, vi saranno trattamenti diversi tra Atenei; la graduatoria nazionale sarà costruita su valutazioni non comparabili; penalizzazioni per gli studenti che avevano confidato in regole uniformi“.

“Sistema territoriale profondamente ingiusto”

“Il risultato”, aggiungono gli estensori della protesta, “è un sistema casuale, territoriale e profondamente ingiusto. Per tale ragione, il Comitato annuncia due azioni immediate: un ricorso al Tar e l’avvio di un Tour dei diritti. Per quanto riguarda il ricorso, sarà messa a disposizione degli studenti un’azione giurisdizionale per contestare le illegittimità contenute nei decreti, la violazione della gerarchia delle fonti e il cambio delle regole a posteriori”.

“Costruire una proposta di legge condivisa”

“Contestualmente”, annunciano dal comitato, “partirà il ‘Tour dei Diritti’: un percorso nelle principali città italiane per incontrare studenti e famiglie, raccogliere testimonianze, informare sui diritti e costruire una proposta di legge condivisa e costituzionalmente sostenibile. “Il diritto allo studio non può essere sacrificato da decreti ministeriali che riscrivono la legge e cambiano le regole dopo le prove”, dichiarano i componenti. “L’uguaglianza degli studenti non può dipendere dall’Ateneo di appartenenza. Se il semestre filtro è nato male, non può essere corretto peggio. Andremo avanti nelle sedi giudiziarie, perché questa è una battaglia di legalità, equità e futuro”.

La posizione dell’Unione degli Studenti

Sul tema è intervebuta anche l’Unione degli Universitari, per la quale il Decreto Ministeriale n. 1115 del 22 dicembre 2025 “rappresenta una grave violazione dei principi di trasparenza, equità e tutela del diritto allo studio”. La selezione, scrivono infatti i rappresentanti dell’UDU, “avviene tramite un’unica graduatoria nazionale, in cui tuttə lə studentə competono indipendentemente dall’ateneo di provenienza. In graduatoria contano esclusivamente gli esami superati, i voti ottenuti e i CFU acquisiti, mentre gli esami non superati non hanno alcun peso. Tuttavia, essere inseriti in graduatoria non garantisce l’accesso al secondo semestre“.

“Diverse categorie di studenti escluse”

“Il DM 1115”, prosegue la nota, “introduce inoltre una divisione dellə studentə in categorie sulla base dei CFU ottenuti durante il semestre filtro, assegnando punteggi non proporzionati che escludono aprioristicamente e totalmente diverse categorie di studenti. Anche la possibilità di recuperare CFU per chi non ha raggiunto le soglie minime è subordinata a prove integrative, a tempistiche definite dal Ministero e alla gestione dei singoli atenei, con ulteriori discriminazioni. Il recupero, inoltre, non azzera la graduatoria né rimette tuttə sullo stesso piano, ma relega lə studentə in fasce meno prioritarie, accessibili solo in caso di posti residui con ulteriori perdite di tempo ai danni degli studenti”.

“Aumentano incertezza, competizione e disuguaglianze”

“Siamo di fronte a una selezione retroattiva“, denuncia l’UDU. “Lə studentə hanno affrontato un semestre ad altissima pressione senza conoscere nel dettaglio le regole con cui sarebbero stati valutati. Chiarire criteri, categorie e priorità a semestre già iniziato o concluso significa aumentare incertezza, competizione e disuguaglianze“. Secondo l’Unione degli Universitari, questo impianto colpisce in modo particolare lə studentə più fragili, rafforzando un modello di accesso a Medicina che non rimuove gli ostacoli economici e sociali, ma li riproduce. Due studentə con risultati simili possono ottenere esiti radicalmente diversi esclusivamente per la collocazione in fasce di priorità decise dal decreto, senza tutele e senza garanzie uniformi sul territorio nazionale.

“Violate plurime normative della Unione Europea”

“Le regole devono essere chiare prima, non dopo. L’accesso ai corsi di area medica non può basarsi su classificazioni opache e su meccanismi di recupero incerti e discrezionali. Per tutti questi motivi inoltreremo un ricorso collettivo al Tar del Lazio denunciando l’incostituzionalità del semestre filtro e la violazione di plurime normative della Unione Europea. Continueremo a contrastare questo modello e a rivendicare un sistema di accesso che tuteli davvero il diritto allo studio e la dignità dellə studentə”, conclude l’UDU.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate