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Servizio nazionale di valutazione: ancora contrasti

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Stavolta, la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome ha dato parere favorevole allo schema del decreto legislativo che riguarda l’istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema di istruzione e formazione nonché il riordino dell’Istituto (Invalsi) che dovrà occuparsi di tale valutazione. Nel mese di maggio, invece, erano state poste diverse obiezioni di merito al testo del decreto approvato il 25 marzo 2004 dal Consiglio dei Ministri, non ritenendo innanzitutto sufficiente il solo "parere" richiesto dal Ministero dell’Istruzione e rivendicando quindi una "intesa" nel contesto della Conferenza Unificata Stato-Regioni, in considerazione del fatto che il provvedimento incide sulle competenze regionali in materia di istruzione e formazione professionale. A giudizio di Regioni, Province e Comuni, inoltre, la legge 53 di riforma della scuola prevede la delega per la definizione del sistema di valutazione, ma non quella della costituzione del servizio di valutazione. Tra le obiezioni avanzate, anche un’eccessiva dipendenza dal Miur del nuovo Invalsi e la mancanza di una vera e propria autonomia.
In effetti, in questo secondo incontro, cui ha preso parte il sottosegretario Valentina Aprea, le modifiche apportate al testo del decreto sono state di modesto rilievo (in particolare, sono stati previsti nel Direttivo due membri riservati alle Regioni anziché uno). Ma cosa ha fatto allora cambiare idea a diversi presidenti regionali? In realtà, c’è stata una presa di posizioni che sembra condizionata da divisioni politiche: infatti, le Regioni amministrate dal "centro-destra" hanno espresso parere favorevole, mentre quelle amministrate dal "centro-sinistra" si sono opposte: il risultato è stato un risicato "si", che potrebbe portare una o più delle Regioni che restano contrarie ad impugnare il decreto davanti alla Corte Costituzionale.

Peraltro, sul testo presentato, che passera adesso al vaglio delle competenti Commissioni parlamentari, resta il parere negativo dell’Anci (l’Associazione dei Comuni), dell’Upi (che rappresenta le Province) e dell’Uncem (Comunità montane).

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