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03.06.2026

Si aggiunge ferie da sola, Ata licenziata senza preavviso fa ricorso: “Solo sviste”, respinto

Una vicenda complessa che è finita in Tribunale: una assistente amministrativa di una scuola lombarda avrebbe modificato i suoi giorni di ferie e si sarebbe aggiunta giorni “liberi” manomettendo il sistema Argo.

Come riportano Il Giorno e Open, la donna è stata licenziata senza preavviso. La donna lavorava con contratti a tempo determinato. Stando a quanto stabilito dai giudici, la sua intenzione era avere qualche giorno di vacanza in più oltre a quelli previsti dal contratto nazionale.

Solo un errore?

Per allungare il periodo di riposo, secondo i giudici “ha alterato il software interno per ottenere giorni di ferie non autorizzati”. Nell’ottobre del 2022 era arrivata la contestazione disciplinare per aver manomesso il portale usato per la registrazione delle ferie. Non un errore nella gestione di presenze o riposi, dunque, “ma un comportamento idoneo a ledere il rapporto fiduciario con il datore di lavoro pubblico”.

Lei ha poi fatto ricorso sostenendo la stessa linea, ovvero che dietro le ferie in più ci fosse soltanto una svista come “un errore dovuto a negligenza e colpa”, secondo la sua difesa, e non come una “fraudolenta alterazione dei dati”.

Dopo il licenziamento senza preavviso, il Tribunale di Pavia aveva respinto il suo ricorso e la Corte d’Appello di Milano aveva confermato la decisione di primo grado. Restava un’ultima carta, la sezione Lavoro della Cassazione, ma anche lì l’ormai ex lavoratrice ha incassato una sconfitta su tutta la linea.

La sentenza 

Per i giudici quanto accaduto non è stato una banale irregolarità ma una “violazione particolarmente grave degli obblighi di correttezza e fedeltà nel pubblico impiego”. Nella sentenza del 22 maggio si legge che la dipendente aveva agito “indebitamente e intenzionalmente”, intervenendo sul software per modificare i giorni di ferie autorizzati dalla dirigente scolastica e poi effettivamente goduti.

All’assistente amministrativa è toccata anche la condanna alle spese, liquidate in 4mila euro di compensi a favore del ministero, oltre alle spese a debito.

 

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