Sui cali di concentrazione, riflessione e apprendimento tra i giovani, ‘La Tecnica della Scuola’ ha intervistato Pierluigi Brustenghi, neurologo e psicoterapeuta impegnato attivamente in centri medici ospedalieri umbri. “Le tecnologie precocemente utilizzate e abusate – ha spiegato il medico – possano danneggiare le connessioni cerebrali. Oggi noi abbiamo dei bambini che già ad uno o due anni usano iPhone e tablet: questo altera le loro connessioni sinaptiche e stimola dei centri che sono molto istintuali e poco riflessivi: se questo abuso viene poi portato avanti dieci-venti anni, senza un controllo dell’adulto, i problemi possono essere notevoli”.
Secondo il medico, alla lunga quello che si produce, con segni evidenti nelle scuole superiori, sono “cali di attenzione, memorizzazione, pensiero critico, pensiero analitico e soprattutto di pazienza cognitiva, cioè i ragazzi non hanno più la pazienza di tollerare una difficoltà, amano subito andare a un risultato e spesso lo trovano nello schermo online. Il libro sarebbe per il cervello una bella medicina, perché ci sono molte aree diverse che si attivano e ciò che io apprendo sul cartaceo rimane più impresso”.
“Poi c’è il problema – ha continuato Brustenghi – che abituiamo i nostri bambini a fare più cose contemporaneamente, peccato che il cervello con il multitasking consuma molta energia ma produce pochi risultati. Quindi direi di riscoprire il concetto di Italo Calvino ‘Festina lente’, cioè affrettati lentamente. Ai docenti ricordo l’importanza della embodied cognition, del corpo che costruisce la mente, perché è il movimento che crea il pensiero: è importante lo stile corporeo di un insegnante, la mimica, lo sguardo, la prosodia. E soprattutto il neurone specchio, che si attiva quando io faccio una cosa ma anche quando la vedo fare un altro”.
Come ci si deve comportare davanti ai giovani che si oppongono? “Bisogna fare capire loro – ha replicato l’esperto – che il mondo virtuale può dare piaceri illusori, mentre il mondo naturale dà piaceri che rimangono impressi: facciamogli ritrovare il contatto con la natura, riscoprendo il mind wandering, cioè il vagabondaggio mentale attraverso il default mode network, che è un circuito che ci permette di essere introspettivi. Ma, soprattutto, dobbiamo stimolare i neuroni specchio, attraverso la lettura cartacea, perché nel tempo del desiderio il cervello fa miracoli biochimici”.
Dottor Brustenghi, lei ha fatto un intervento molto interessante riguardo l’apprendimento e le difficoltà delle nuove tecnologie che si pongono attualmente a livello di apprendimento giovanile. Vogliamo riassumere questi concetti?
Sì, ho parlato di come le tecnologie precocemente utilizzate e abusate possano danneggiare le connessioni cerebrali. Oggi noi abbiamo dei bambini che già ad un anno o due anni usano un iPhone e un tablet e questo altera le loro connessioni sinaptiche e stimola dei centri che sono più istintuali rispetto a quelli riflessivi: se questo abuso viene poi portato avanti anche a sei, dieci, quindici, venti anni, senza una modulazione dello stesso, senza un controllo dell’adulto, i problemi possono essere notevoli.
Noi, oggi, dal punto di vista dell’apprendimento sappiamo che abbiamo dei cali di attenzione, dei cali di memorizzazione, di pensiero critico, di pensiero analitico e soprattutto sta scomparendo la pazienza cognitiva, cioè i ragazzi, le ragazze non hanno più la pazienza di tollerare una difficoltà, amano subito andare a un risultato e spesso il risultato lo trovano on line attraverso lo schermo.
Ma ho anche sottolineato che l’apprendimento cartaceo, come il libro, per esempio, è per il cervello una bella medicina rispetto all’apprendimento su schermo, perché ci sono molte aree diverse che si attivano e ciò che io apprendo sul cartaceo rimane più impresso rispetto a quello che apprendo su schermo.
Voi avete anche valutato quali possono essere dei rimedi, delle risposte, dei consigli da dare ai genitori?
Io su questo ho fatto anche un libro che si chiama “Intelligenti si diventa”, dove do dei consigli ai ragazzi alle famiglie e alla scuola: il punto centrale è rallentare il cervello. Noi abbiamo il cervello troppo velocizzati perché li abituiamo sin da bambini a fare più cose contemporaneamente, cioè fare il multitasking: il cervello nel multitasking consuma molta energia, ma produce pochi risultati. Quindi riscoprire il concetto di Italo Calvino ‘Festina lente’, cioè affrettati lentamente, è il primo elemento utile per creare buone connessioni sinaptiche e poter apprendere in maniera proficua.
Consigli agli insegnanti, che hanno studenti hanno a che fare con alunni sempre meno inclini allo studio, sempre con un grado di attenzione più limitato.
Il compito degli insegnanti oggi è direi arduo, perché si trovano con generazioni che di anno in anno sono diverse rispetto a quelle del passato. Agli insegnanti io vorrei ricordare che esiste una nuova disciplina che è l’embodied cognition, cioè la cognizione incarnata, per portare a loro il concetto che è il corpo che costruisce la mente e non viceversa. Quindi attraverso una inter corporeità si può arrivare a stimolare le reti neurali meglio di quello che invece fa la tecnologia, che ha separato i corpi, perché ha creato un mondo virtuale. E che il movimento crea il pensiero, quindi è importante, per esempio, lo stile corporeo di un insegnante è importante la sua mimica, è importante il suo sguardo, è importante la sua prosodia. E soprattutto quello di individuare quel miracoloso effetto che la natura ci ha dato di mettere in interconnessione i neuroni specchio del docente con i neuroni specchio del discente. Il neurone specchio è quel neurone che si attiva quando io faccio una cosa ma anche quando la vedo fare un altro.
Lo stile cognitivo di un insegnante deve attraversare i neuroni specchio e attraverso questo creare quel apprendimento che è quasi implicito, cioè corporeo. E quando una cosa è corporea non la si dimentica mai.
Bene quindi per concludere veramente un senso di anche di empatia particolarmente spiccato. E cosa si può fare quando invece il ragazzo è riluttante dipendente da un da un telefono cellulare da uno smartphone?
Beh, fargli capire che esiste anche un altro mondo che il mondo virtuale può dare dei piaceri illusori ma c’è il mondo naturale che invece può dare dei piaceri che rimangono più impressi. Dobbiamo fargli scoprire anche il contatto con la natura, come oggi abbiamo sentito dire da molti. Dobbiamo anche riscoprire quello che è il mind wandering, cioè il vagabondaggio mentale attraverso il default mode network, che è un circuito che noi abbiamo e che ci permette di essere introspettivi. Ma, soprattutto, dobbiamo stimolare i neuroni specchio, attraverso la lettura cartacea e non quella digitale, e dare tempo, dare lentezza, dare il piacere del sapere aspettare quello che è la sorpresa. Oggi i nostri giovani non sono più sorpresi da nulla, perché hanno tutto e molto presto. Invece, ci deve essere anche il tempo del desiderio, perché nel tempo del desiderio il cervello fa dei miracoli biochimici.