Tutti noi abbiam visto sui teleschermi o on-line le strazianti immagini della penisola iberica sconvolta e travolta da incessanti precipitazioni lo scorso autunno. Il fatto, che ha sconvolto l’opinione pubblica locale ed internazionale, ha evidenziato due elementi; il primo: non si era evidentemente pronti a fronteggiare uno scenario simile. Secondo (conseguenza diretta del primo): la scuola deve innovarsi anche trattando i temi di reazione e resilienza applicati ai cambiamenti climatici e calamità naturali, le quali divengono sempre più frequenti a seguito dell’aumento medio e continuo della temperatura dell’atmosfera. In Spagna, un programma educativo nazionale rivolto a 8 milioni di studenti e 25.000 istituti, permetterà ai giovani di adottare condotte coerenti con le calamità e le relative pericolosità. Non solo, il corso pilota si propone anche di suggerire best practices e comportamenti utili a rispettare l’ambiente nel quotidiano. Si tratterebbe di uno dei primi insegnamenti simili in Europa. Cresce, tuttavia, preoccupazione in merito al carico di lavoro dei docenti a seguito dell’introduzione del programma.
In Spagna il governo ha scelto di investire direttamente nella scuola per preparare i giovani alle emergenze ambientali e ai rischi naturali che stanno diventando sempre più frequenti e devastanti. A partire dall’anno scolastico 2025–2026, tutte le 25.000 scuole del Paese introdurranno moduli obbligatori che riguarderanno incendi boschivi, alluvioni improvvise, terremoti, eruzioni vulcaniche e persino incidenti industriali. Saranno coinvolti oltre 8 milioni di studenti, con programmi calibrati in base all’età: nelle scuole primarie i bambini impareranno le prime regole di comportamento e riconosceranno i segnali di allarme, mentre nelle secondarie verranno introdotte almeno quattro ore annuali di formazione pratica, tra esercitazioni di evacuazione, dimostrazioni di primo intervento e uso degli estintori. Particolare attenzione sarà riservata agli studenti con disabilità, affinché ogni esercitazione sia inclusiva e realmente accessibile. Per rafforzare la comunicazione, il governo ha previsto video, guide illustrate e materiali multilingue disponibili anche nelle lingue co-ufficiali delle comunità autonome, in modo che il messaggio di sicurezza arrivi con chiarezza a tutti.
Il piano, presentato nella città di Cuenca come parte di una strategia in dieci punti contro l’emergenza climatica, risponde a una pressione sempre più evidente: la Spagna è uno dei Paesi europei più colpiti dal riscaldamento globale, con ondate di calore, incendi e fenomeni meteorologici estremi che negli ultimi anni hanno causato centinaia di vittime e danni per miliardi. Il premier Pedro Sánchez ha spiegato che «non possiamo più permetterci di pensare alle catastrofi come eventi eccezionali: dobbiamo attrezzarci come società e partire dalle scuole». La ministra dell’Istruzione Pilar Alegría ha aggiunto che «formare studenti preparati significa formare cittadini più sicuri, capaci di reagire e di proteggere se stessi e gli altri». Il programma sarà coordinato dal Ministero dell’Educazione insieme al Ministero dell’Interno, con il coinvolgimento della protezione civile, delle comunità autonome e delle amministrazioni locali, e con il supporto di professionisti e volontari. L’idea è quella di ridurre non solo i rischi immediati, ma anche la vulnerabilità sociale durante le emergenze, contrastando la diffusione di fake news e rafforzando la fiducia nelle istituzioni. Tuttavia, alcune critiche non mancano: l’opposizione e diverse associazioni di categoria mettono in dubbio la capacità di applicare in modo uniforme un piano così ambizioso, soprattutto in un sistema scolastico che già oggi soffre di carenze di personale, infrastrutture datate e forti disparità territoriali. Preoccupazioni inoltre sorgono in merito al carico di lavoro del corpo docente, già colpito da assenze e mancanza di personale.