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16.09.2026

Stipendi bassi e controllo politico, Fracassi (Flc Cgil): “Non possiamo più stare fermi. Saremo protagonisti del prossimo autunno”

Lunga intervista di Gianna Fracassi, segretaria generale Flc Cgil su Collettiva.it. La leader del sindacato ha toccato diversi temi, dagli stipendi dei docenti alla linea data dal ministro Valditara. Ecco un altro estratto:

“Quando lo Stato considera chi lavora nella scuola un lavoratore da pagare meno, mi dà la misura di quella che è la mia autorevolezza sociale, perché questo è quando la prestazione, il mio lavoro, viene retribuito poco. Questo è molto significativo di qual è la valutazione del mio datore di lavoro che è lo Stato su quel settore, quando tiene il 25-30% del personale in condizione di precarietà, dice moltissimo sulla considerazione dello Stato e soprattutto di questo governo nei confronti di questo pezzo fondamentale”.

Questione stipendi

“Per quanto ci riguarda, noi abbiamo sottoscritto l’ultimo contratto perché rispettava il minimo sindacale che per noi è perlomeno coprire l’inflazione, però abbiamo un serissimo problema di riallineamento degli stipendi perché nei nostri settori, non solo nella scuola, anche università, ricerca, voglio ricordare che questo comparto è quello che mediamente ha meno risorse, c’è un gap elevato tra il comparto istruzione e ricerca e complessivamente il resto della pubblica amministrazione e si arriva ad un delta che è del 17-20%”.

“Si parla di attrattività della professione, si chiede alle persone di spostarsi magari per un incarico, per addirittura il ruolo lontano da casa, però poi gli stipendi sono bassissimi. Mediamente lo stipendio di ingresso è veramente molto basso, è impossibile prendere in affitto, non dico un appartamento, ma persino una camera e quindi facendo due conti ognuno dice “ma io mi devo spostare, quindi ho tutti i carichi economici dello spostamento, in più devo ovviamente vivere in un contesto diverso. Forse attendo di avere un incarico vicino casa”, credo farebbero tutti questa valutazione. Questo sta cominciando ad essere un settore dove in modo molto forte c’è un problema e una difficoltà dal punto di vista economico e salariale. Per queste ragioni noi continuiamo a chiedere, lo faremo anche nelle prossime settimane, che vengano collocate risorse aggiuntive in legge di bilancio per poter fare quello che si è fatto in altri settori, cioè un fondo perequativo che ci possa quantomeno consentire non di fare valorizzazioni, ma quantomeno consentire di recuperare quei 10 punti percentuali che abbiamo lasciato sul tavolo del governo del precedente contratto”.

L’idea del Ministro

“L’emergenza per noi è iniziata quattro anni fa perché si sono moltiplicati il controllo politico sui nostri settori, in particolare sulla scuola e questo si è sviluppato con tutta una serie di atti, interventi, ispezioni, censure, alcune tra l’altro note ordinanze che sono arrivate, alcune ridicole perché quando il ministro scrive durante la fase alta della protesta per la Palestina che è necessario garantire la par condicio nelle iniziative che le scuole sviluppano, sta dicendo una cosa molto chiara. Poi dopo ci sono anche coloro che in qualche modo, in maniera anche esilarante traducono queste operazioni in modo che diventino appunto ridicole. Mi riferisco a Cutro quando ci è stata rifiutata la sala, poiché quell’istituto ci ha detto che la nostra iniziativa per ricordare la strage di Cutro non prevedeva la par condicio, ci siamo interrogati su chi avremmo dovuto invitare. Quindi controllo politico, un appesantimento anche del rapporto con la dirigenza che in qualche modo è nell’idea del ministro immaginata come la linea di congiunzione, tra il super preside che è lui e il personale”.

“Questa idea per cui si deve cancellare, questa è una fissazione del ministro, lo dice in tutte le interviste, questa egemonia degli anni 70 della sinistra nella scuola e quindi bisogna cancellare a partire dai contenuti di apprendimento dei ragazzi qualsiasi idea che non è di sinistra, ma è progressista, è legata ai valori della Costituzione, è tornare invece a un modello identitario centrico con i valori dell’Occidente che poi vengono anche declinati purtroppo anche nei contenuti delle indicazioni e penso che sia esattamente la linea di connessione tra questa destra italiana con la destra mondiale. Cioè queste sono parole d’ordine che si riconoscono in Italia, in Argentina, ahimè in Germania, in Spagna, sono le forze di opposizione. Quindi l’idea di produrre una resistenza forte nelle scuole, noi l’abbiamo interpretata in questi anni, soprattutto pensando che quello deve essere il luogo non dove pianti la bandierina del nuovo identitarismo e nazionalismo, ma il luogo aperto a tutti, come dice la nostra Costituzione, plurale, ma soprattutto ispirato nella sua vita interna e anche nella sua produzione dal punto di vista culturale a quelli che sono i valori della Costituzione. Spesso qualcuno con superficialità pensa che si tratti di battaglie corporative, di difesa del ruolo del personale, della scuola, degli insegnanti, in particolare, no? Niente di più sbagliato. Noi stiamo difendendo qualcosa che riguarda tutti, perché è solo nella scuola che tu produci quegli anticorpi e contrasti l’onda nera che sta arrivando, purtroppo è già arrivata in tanti casi, che vuole rimettere in discussione i presidi democratici”.

Autunno caldo?

“Noi pensiamo che sulla questione salariale, sulla stabilizzazione dei precari, non possiamo stare fermi. Faremo le nostre valutazioni, tra l’altro abbiamo anche dei momenti di approfondimento e di discussione col gruppo dirigente. La questione salariale è per noi troppo importante, e sappiamo che c’è un passaggio che è per noi importante che è quello della legge di bilancio, quindi purtroppo le risorse vanno collocate e vanno identificate in quella norma e quindi i tempi sono stretti, cioè il prossimo autunno. Non lo so se sarà caldo o quanto sarà caldo, però noi saremo protagonisti di questo autunno”.

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