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Stop ai cellulari, inizia la battaglia

Tolleranza zero’. ‘Senza ma e senza se’. Il Ministero dell’Istruzione (e del merito), senza pensarci troppo, ha scelto, con una circolare, la linea dura riguardo l’uso dei cellulari anche nelle scuole superiori di secondo grado. Gli alunni (tranne le dovute eccezioni, debitamente certificate) non potranno durante tutto l’orario scolastico fare uso dei cellulari. La frase scelta per questo divieto è assai semplice, direi elementare.
“Quando si entra in classe si mette via (o si deposita) il cellulare, quando si esce da scuola lo si riprende”. Più semplice di così! Per chi, come lo scrivente, tornerebbe a carta penna e calamaio, tale decisione non può che essere apprezzata. Ci si chiede però se era urgente e indispensabile estendere alle ‘superiori’ il divieto dei cellulari proprio adesso (forse il tentativo di avere consensi, nell’approssimarsi di consultazioni elettorali), se era necessario ricorrere alle ‘maniere dure’ (neanche durante la ricreazione ne è consentito l’uso) e se tale divieto (e le relative sanzioni in caso di non osservanza) potrà attuarsi realmente o resterà osservato in modo incompleto o inconstante.

Non sempre, infatti, le gerarchie si ricordano quanto è complicato gestire una classe e far osservare i regolamenti. Proprio per questo, forse, l’attuazione della circolare ‘antismartphone’ è stata delegata dal Ministero alle singole scuole (ricordandosi opportunisticamente che esiste ancora l’autonomia scolastica).
Osserviamo subito che già in molte scuole italiane (superiori di secondo grado), senza aspettare ferree iniziative ministeriali, la Dirigenza si era organizzata per limitare l’uso degli smartphone e circoscriverlo al periodo di ricreazione, sottolineiamo anche che non sarà del tutto facile per le scuole applicare la circolare ‘cellulari’. I cellulari dovranno restare in classe collocati in un armadietto?

Un armadietto chiuso a chiave (che qualcuno dovrà conservare) o no? Oppure dovranno messi in apposite custodie appoggiate in un banco o attaccate al muro? O semplicemente lasciati negli zaini (gli abili studenti, in questo caso, saprebbero utilizzarli senza il minimo sospetto del docente, anche di un docente attento). E se uno smartphone (inserito in una custodia e non in un armadio chiuso) fosse rubato chi ne pagherebbe le conseguenze? Se poi un alunno avesse due cellulari riuscirebbe, presumibilmente, con abilità ed esperienza a trasgredire la regola durante la ricreazione. Occorrerà fare molta più attenzione durante le pause e controllare accuratamente ogni spazio della scuola, anzi, si potrebbe proporre di istituire la figura del docente iper-controllore (qualifica ottenuta, ovviamente, dopo un lungo ed estenuante, magari anche ‘sterile’, corso on-line). Le sanzioni poi, in caso di trasgressione, sembrano essere di competenza delle singole scuole, con la conseguente possibilità di pesi e misure diverse, in ogni scuola, relativamente alla ‘pena’ da comminare al ‘colpevole’.

In generale, in realtà, l’intervento del Ministero non è sbagliato, avrebbe dovuto però, a mio modesto avviso, essere più graduale, flessibile ed elastico (non un divieto ermetico senza alcun spiraglio). Ma è poi così ermetica questa proibizione? Alcuni affermano che i tablet o i mini pc-portatili (usati per la didattica) continueranno ad essere permessi. Ma tablet e piccoli pc, se opportunamente modificati, possono (dicono gli esperti) trasformarsi in smartphone. Insomma sarà una bella ‘sfida’ (tra nativi digitali e migranti digitali) tutta, tristemente, da gustare.

Sarebbe più opportuno, forse, non demonizzare radicalmente i cellulari, ma insegnare ai ragazzi ad utilizzarli in classe ogni tanto, senza esagerare, in modo utile e intelligente. Oltre (insostituibile) la penna e il quaderno, qualche piccola ricerca, storica, linguistica, etimologica, biografica o scientifica effettuata sul cellulare (anche a gruppi e sotto il meticoloso controllo del docente) potrebbe creare una dinamica sinergetica (a cui unire anche la ‘lim’) che, forse, favorirebbe la conoscenza, la competenza, la maturità e il senso di responsabilità dell’allievo (già questo accade in alcune realtà educative). Insomma lo smartphone elevato, quando è possibile e proficuo, a strumento didattico, invece di considerarlo solo un pericolo da allontanare o vietare, potrebbe costituire un’alternativa al suo inappellabile confino.

Vedremo come finirà. Però dopo questa ‘intuizione’ del Ministero, che guarda con favore il ritorno ad un passato senza questi ‘tremendi’ cellulari, mi aspetto che la prossima mossa sia quella di ridurre in modo marcato la presenza e l’importanza del registro elettronico che, per ora, alla resa dei conti non si è rivelato un grande successo (lo sostengono anche studiosi di valore). Abolirlo sarà impossibile, ma affiancarlo, in condizione subalterna, al ‘grande’ registro cartaceo (insieme al sempre vivo ‘diario’) sarebbe proprio un’ottima soluzione. Avrà il Ministero il coraggio di farlo? Dubito.

Andrea Ceriani

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