Ancora violenza nei confronti di docenti: come abbiamo scritto in una scuola superiore abruzzese, mercoledì 27 maggio, si è consumata un’altra aggressione ad un prof, stavolta messa in atto da ben quattro alunni.
Tutto è avvenuto quando il professore aveva terminato la lezione: si è alzato e ha fatto per raggiungere la porta, ma quattro studenti di 14 anni gli si sono parati davanti. “Ho sentito una spinta più forte che mi ha fatto perdere l’equilibrio e sono finito frontalmente contro il muro dove ho sbattuto la testa”, queste le parole della vittima.
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, intervistato da Il Centro, ha detto la sua: “Ha pienamente ragione il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. Questi ragazzi vanno denunciati e puniti. Cosa vogliamo aspettare, che spunti il prossimo coltello?”.
Valditara, qualche giorno fa, a seguito di un’altra aggressione ad un docente, quella avvenuta in un parco di Parma, aveva criticato la decisione della vittima di non denunciare. “Non insegniamo più a giocare ai bambini che, così, non si abituano a perdere. È talmente facile, sembra un ragionamento banale ma non lo è affatto. Siamo una società di automi. I ragazzini che a 14 anni compiono queste barbarie ci stanno dicendo che siamo noi i responsabili, ma non ci va assolutamente di capirlo. Episodi così aberranti nascondono una ricerca di aiuto. Per leggere quell’appello c’è un altro mondo che non è solo dire di quanti magistrati minorili si ha bisogno. Tanto sono minorenni e non punibili”, questa è la spiegazione di Crepet.
Quest’ultimo ha una posizione netta: “Non bisogna non far finta di nulla perché il perdonismo toglie autorevolezza. È sbagliato che un insegnante perdoni. Il verbo è sbagliato: un insegnante deve punire, che non vuol dire dare delle sberle, ma far capire da dove nasce l’errore. L’insegnante aggredito a Parma ha sbagliato a non denunciare? Certamente. La denuncia non c’è stata in quanto la scuola vuole togliersi dalle responsabilità. Se denunci, esponi anche te stesso e la tua incapacità di educare. Far finta di niente è quasi un voler giustificare. Ogni docente, o quasi, oggi la pensa così: non voglio storie, non voglio che ci sia qualcuno che un domani mi venga a cercare. Denunciare non significa rivolgersi alla magistratura, che tanto non può fare nulla”.
“Prendere una posizione netta, chiedere al sindaco di fare un’assemblea pubblica, chiamare i genitori di tutti i ragazzini a occuparsi del tema della violenza e affrontare il problema. Toglierlo dal buio pesto del compromesso. Invece, siamo diventati tutti neutrali, non vogliamo schierarci, né esporci pubblicamente. Siamo per una scuola dove si entra con i coltelli e si fanno pure i reel su Instagram invece di caldeggiare una scuola severa che valuta”, ecco cosa doveva fare il docente secondo Crepet.
Sempre la scorsa settimana c’è stato un altro tentativo di aggressione, sempre ai danni di un docente, da parte di uno studente, a San Vito Lo Capo, nel trapanese.
Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo avrebbe portato a scuola due coltelli di piccole dimensioni e avrebbe cercato di aggredire il docente davanti ai compagni di classe”, scrive l’agenzia. “L’undicenne avrebbe indossato un casco integrale nel tentativo di non farsi riconoscere, poi avrebbe ripreso la scena con il cellulare e trasmesso una diretta video all’interno di un gruppo Telegram. Dalle indagini emergono dettagli ritenuti particolarmente inquietanti dagli investigatori.
“All’inizio ho pensato a uno scherzo, poi quando l’ho visto venirmi incontro con due coltelli ho capito che faceva sul serio. L’ho bloccato e ho chiesto aiuto. I colleghi che erano in altre aule sono accorsi e l’hanno disarmato”, queste le parole del docente di tecnologia aggredito.