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Aggiornato il 11.09.2025
alle 11:10

Stop smartphone in classe, per Valditara il cellulare non è il futuro: crea dipendenza, inibisce fantasia e concentrazione

“Non è vero che l’apprendimento con il telefono cellulare rappresenta il futuro”: lo ha detto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, interpellato il 10 settembre a Morning News sullo stop allo smartphone in orario scolastico introdotto con la nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024 e la Circolare n. 3392 del 16 giugno scorso, con le scuole tenute ad inserire nei propri regolamenti il divieto di utilizzare il cellulare in classe, così che costituisca “infrazione disciplinare”.

Il numero uno del Mim ha tenuto a dire che con il divieto di utilizzo del cellulare durante le lezioni sicuramente “tuteliamo la salute dei giovani”, perché “le ricerche mostrano che l’abuso dal cellulare crea dipendenza e incide sulla fantasia, la capacità di memorizzare e di concentrazione”.

In conclusione, per il ministro Valditara “l’apprendimento attraverso il telefono cellulare porta degli esiti peggiori rispetto ad altri”.

Sulle novità introdotte con le note ministeriali, riportiamo l’interpretazione di Antonello Giannelli, presidente nazionale dell’Associazione nazionale presidi:

“A volte sento parlare di ritiro dei cellulari, della loro consegna all’ingresso delle scuole – ha detto Giannelli all’Adnkronos -: ma sono tutte cose assolutamente irrealistiche, che non possono essere attuate in questo modo. Gli istituti non sono dotati di personale, ambienti, spazi per fare cose del genere”.

“Semplicemente si farà quello che già molte scuole hanno fatto anche prima che lo scrivesse il ministro: cioè vietare l’utilizzo del cellulare, che in classe non si può utilizzare, perché distrae”.

Sull’utilità dello smartphone durante le lezioni, Giannelli sembra dare ragione a Valditara: “C’è chi ha fatto polemiche sul divieto di utilizzo anche a fini didattici dello smartphone: ma a fini didattici non lo usa nessuno. È stato usato durante il Covid, durante il lockdown, ovviamente. Ma dopo il lockdown, dopo il Covid abbiamo avuto il Pnrr, le scuole hanno avuto molti fondi e si sono dotate di grandi dotazioni tecnologiche: notebook, tablet, computer e quant’altro. Quindi, dal punto di vista delle attrezzature digitali, hanno tutto quello che serve per l’insegnamento”, ha concluso il numero uno dell’Anp.

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